E se nasci cacciatore devi vivere costantemente guardandoti le spalle.
(formula applicabile anche nella vita quotidiana di noi "umani")
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Samuele Bersani, col brano ‘Occhiali rotti', è il vincitore della quinta edizione del Premio Amnesty Italia, indetto dalla Sezione Italiana di Amnesty International e dall'associazione culturale ‘Voci per la libertà', come riconoscimento per il migliore brano sui diritti umani pubblicato nel 2006.
‘Sono orgoglioso ed emozionato di vedermi attribuito un riconoscimento così importante da Amnesty, che rimane una delle poche bandiere di vera pace e giustizia, in un mondo sempre più dominato dagli interessi privati e guerrafondai di qualche ‘superpotenza'' – ha dichiarato Samuele Bersani. ‘Ho scritto ‘Occhiali rotti' pensando ad Enzo Baldoni: voglio dedicare questo premio ai suoi familiari, e il mio pensiero va a tutti quei reporter sparsi nel mondo che a rischio della loro pelle ci tramandano una verità senza filtri, raccontandoci il punto di vista dei deboli e di chi altrimenti non avrebbe voce'.
‘Il brano ‘Occhiali rotti' riporta alla ribalta la terribile vicenda dell'assassinio di Enzo Baldoni, un attivista per i diritti umani che ha pagato con la vita il suo coraggio e la sua determinazione' – ha affermato Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International.
‘Le parole di Bersani ci ricordano l'amore per la vita, la voglia di capire e il tono lieve di questo straordinario personaggio, purtroppo dimenticato dai suoi connazionali. Nell'attribuire il Premio Amnesty a questa canzone, il nostro pensiero non può non andare in primo luogo ai familiari di Enzo e al vuoto incolmabile che questa perdita ha causato loro'.
La premiazione di Samuele Bersani avrà luogo a Villadose (Rovigo), nel corso della decima edizione del concorso musicale dal vivo ‘Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty', in programma dal 17 al 23 luglio.
Gli altri nove brani in concorso erano: ‘Bit Crash' (Africa Unite), ‘Al mercato di Porta Palazzo' (Gianmaria Testa), ‘L'arcangelo' (Ivano Fossati), ‘Addio alle armi' (Mario Venuti), ‘Qualcuno verrà da te' (Mau Mau), ‘Le strade di Crawford' (Modena City Ramblers), ‘Milioni di giorni' (Nicolò Fabi), ‘Dove si va' (Nomadi) e ‘Fela'(Orchestra di Piazza Vittorio).
fonte testo e foto: dalla rete
"La fortuna è di esser nati poveri. Mio padre è morto quando avevo nove anni, io ero il più grande dei miei fratelli e mia madre voleva che studiassi. Ho provato l'avviamento; il primo anno sono riuscito a farlo ma il secondo... E' che a casa non c'era molto da mangiare e io non avevo mai avuto un giocattolo. Tutti, quando sei povero, ti guardano dall'alto in basso e mia madre ha dovuto cercare lavoro all'ospizio di vecchi. A quel tempo non esistevano le lavatrici e lei lavava i panni per loro mentre io l'accompagnavo. Eravamo veramente molto poveri. (...)
Poi a tredici anni son voluto diventare tipografo. Passavo di fronte alle vetrine di una tipografia e vedevo quelle composizioni - i caratteri al rovescio, quelli più grandi, gli scacchi... e mi affascinavano. Fare il tipografo è veramente il mestiere più bello del mondo e ora per questi mestieri non c'è più spazio. Ho cominciato a vedere le macchie sul muro, i fili di ferro. Sono meravigliosi. Tutto è bello. Mi sono messo a fotografare ma le prime foto le ho buttate, a volte insieme ai negativi. Il bianco, il nero, il mosso: sono tecniche che richiedono molta precisione e quando non si è convinti del risultato, meglio buttare.
Così poi ho fatto l'ospizio. Ci sono andato tre anni senza macchina fotografica. Quando fotografavo pensavo a quello che si dice su Dio: che è buono, che non si muove foglia che lui non voglia... ma quello che ho visto, nell'ospizio... Sembra che le foto possano essere indifferentemente buone o cattive e che tutto sia un po' affidato al caso, invece non è così. A volte nascono dal niente o dal tutto che è la stessa cosa. Io cerco di fotografare i pensieri. L'oggetto mi è utile per trasmettere quello che vuole dire. Niente viene a caso, il bianco, il nero. Come nella famosa foto di Scanno: la figura nera aspetta il bianco. (...)
Dopo l'ospizio ho realizzato Scanno, la Puglia e riflettevo sempre su quello che facevo, su quel che avevo fatto. Un anno dopo l'ospizio ho fatto Lourdes. (...) Era una situazione da star male, non c'era niente da fare. (...) C'era un bambino con gli occhi scavati, le gambe intrecciate tra loro... gridava come un gorilla, i genitori spingevano la carrozzella. Io mi vergognavo, come si faceva a fotografare così? E dicevo tra me e me: "Ma come, non hai avuto paura dell'ospizio, ora?". Ma quelli dell'ospizio avevano vissuto, avevano ottanta, novanta, novantacinque anni... questi sono giovani, bambini. (...)
Certo, esistono situazioni dure da sopportare. Credo che se dovessi morire e scoprire che di là non c'è niente, mi incazzerei tanto da tornare sulla terra e sfasciare tutto. Non è che penso che ci sia una vita dopo la morte, me lo auguro soltanto. Perché se fosse vero, sarebbe un tradimento terribile da parte della Chiesa. E un tradimento così non si dovrebbe proprio fare. (...)
Per me non è importante la foto singola, ma la serie, il racconto. Ciò che conta è quel che nasce nella mia mente. Quasi sempre mi capita di vedere le foto prima di farle. Anche la serie dei pretini è nata dal mio interesse per la gente umile, povera. Loro erano tutti figli di contadini. Mi attirava quella situazione, mi attiravano le sottane lunghe. Così come, fotograficamente, il nero mi attira, il bianco mi attira. (...)
A volte la vita è così, c'è un caso cui neanche pensiamo. Per me, prima nascono le foto e poi, magari, trovo una poesia adatta. Quelle foto, ad esempio, all'inizio le chiamavo Pretini e basta. Dopo, disgraziatamente, ho messo il titolo della poesia di David Maria Turoldo "Io non ho mani che mi accarezzino il viso" e tutti ora le chiamano così. Ci sono tante cose da vedere quando si fa una foto. Io poi sono nato grafico, fotografo e grafico e questo mi ha aiutato molto. Non un grafico come quelli di oggi, con il computer. Io sono un grafico con la testa.
L'ultima foto che ho realizzato, quella che apre il libro, ha una storia strana. Ho sognato i cani e la testa di un uomo che appariva. Delle volte, faccio qualche foto così, con l'autoscatto, tanto per finire il rullino. Del resto siamo tutti su questa terra come teatro, e allora ho fatto uno scatto con dei piccioni di plastica e un dobermann. Quando sono stato male e sono stato operato l'ultima volta, non mi venivano in mente fotografie, ma mentre ero disteso al buio, vedevo tante cose strane, tante immagini che mi passavano negli occhi. Vedevo i piccioni. A me sono sempre piaciuti, fin da piccolo... Mi affascinano perché tornano sempre. E poi vedevo farfalle di tutti i colori - pensare che non ho mai fotografato le farfalle - e allungavo le mani come per prenderle. Piccioni, farfalle... Tutto nel grigio perché quando sono malato mi manca molto il sole e vedo tutto grigio, come la prima volta che sono stato operato. Quando sono uscito dall'ospedale e sono tornato a casa, son voluto andare nel mio studio per camminare in mezzo alle fotografie: per me non c'è miglior medicinale al mondo, niente che mi tiri su come le foto. E sono andato nel mio studio, ho visto tante immagini, molte le ho riconosciute, ma non le farfalle. Poi ho visto la foto, i piccioni, la faccia dell'uomo, i cani e ho pensato: Questo ricordo lo vorrei raccontare. Così è nato il titolo della fotografia. Non è che "voglio" raccontare il ricordo, ma lo "vorrei" raccontare, mi piacerebbe poterlo fare".
Mario Giacomelli
Fonte testo: www.nital.it/sguardi/9/giacomelli.php
Fonte foto: www.mariogiacomelli.it
“Per me che uso la macchina fotografica è interessante uscire dal piano orizzontale della realtà, avere la possibilità di un dialogo stimolante perché le immagini abbiano un respiro irripetibile.
Ho ricevuto ieri questa mail, che riporto omettendo il mittente e il paese interessato.Oggetto: richiesta liberatoria
Ricevuto il: 02/05/07 16:10
Sono un'insegnante della Scuola Media di xxxxxxxxxxxx, sto realizzando un DVD che racchiude i lavori conclusivi di un nostro lavoro dal titolo "Nei giardini che pochi conoscono", progetto di solidarietà verso gli anziani, i disabili e i bambini.
Ho visto molte delle sue foto su internet e ne sono rimasta così colpita che mi piacerebbe poterle inserire nel lavoro che sto realizzando.
Chiaramente ho bisogno della sua autorizzazione.
La prego, mi mandi una liberatoria per l'utilizzo delle sue foto.Spero risponderà positivamente alla mia richiesta, la saluto cordialmente.xxxxx xxxxx
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Nessuno è mai riuscito a capire come faccia, quel ragazzo timido e con la faccia pulita, ad essere sempre nel posto giusto nel momento giusto per immortalare le gesta del supereroe in lotta contro la malavita locale o alle prese con qualche minaccia del supercriminale di turno.