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lunedì 7 maggio 2007

cacciatori e prede

E' nelle leggi della natura: o nasci cacciatore o nasci preda.
E se nasci cacciatore devi vivere costantemente guardandoti le spalle.

(formula applicabile anche nella vita quotidiana di noi "umani")


Canon EOS400D + Sigma 70-300 F4-5.6 APO DC macro
1/800 - F10 - ISO400 @ 300 mm.


Canon EOS400D + Sigma 70-300 F4-5.6 APO DC macro
1/800 - F10 - ISO400 @ 300 mm.

fotografo con portatrice sana di flash

Che dire... è quando incontri questi personaggi che ti senti proprio un dilettante...

Location: Summer Jamboree 2006

Sette giorni con la città di Senigallia immersa nell'atmosfera degli anni '40 e '50, invasa da migliaia di persone giunte da ogni parte del mondo per l'evento ormai saldamente attestato tra i festival vintage più importanti a livello mondiale, auto d'epoca e personaggi in stile in ogni angolo della città, numerosi gruppi musicali europei ed americani, un brulicare di fotografi intenti ad immortalare ogni sfaccettatura di questa singolare festa (senza contare i "normali" cittadini armati di macchinetta digitale e telefonino con fotocamera).
E in questo brulicare di fotografi c'era un personaggio che si ergeva dalla massa: un fotografo di professione (ma non so per quale agenzia o rivista lavorasse) che quando entrava nella mischia, riusciva incredibilmente a crearsi un varco tra la folla.
Sarà forse stato il suo aspetto, il vederlo carico di attrezzature e corpi macchina, ma credo che sia probabilmente stato il suo modo di operare a creare una sorta di rispetto mista a forte curiosità.
Aveva infatti con sé una collaboratrice di evidente origine asiatica che lo seguiva sempre a distanza di 4-5 metri, in posizione laterale rispetto al soggetto da riprendere, portando un'asta telescopica alla sommità della quale era installato un flash comandato a distanza dal fotografo stesso.
Lo scopo era quello di avere una fonte di luce ausiliare laterale, così da ammorbidire le ombre provocate dal flash della sua fotocamera, praticamente ricreando sul posto uno schema di illuminazione tipo studio.
Gli mancava solo uno schiavetto che gli portasse un pannello riflettente dall'altro lato del soggetto e sarebbe stato perfetto! ;-)
La sua collaboratrice aveva un totale affiatamento col suddetto personaggio: anche nel mezzo di un concerto, tra la folla che si accalcava, riusciva a portarsi immediatamente nella posizione giusta ad ogni scatto, fenomenali davvero!

Ed eccoli in azione...


Panasonic Lumix DMC-FZ30 - 1/125 - F4.5 - ISO80

domenica 6 maggio 2007

Samuele Bersani - premio Amnesty Italia

La notizia non è delle più fresche, già da un po' di tempo l'avevo letta in giro per la rete, ma visto che lo scorso dicembre avevo pubblicato un post su questo blog proprio dedicato a Samuele Bersani e alla sua canzone 'Occhiali rotti', e dal momento che considero Samuele uno dei più geniali e originali cantautori degli ultimi anni...


Samuele Bersani, col brano ‘Occhiali rotti', è il vincitore della quinta edizione del Premio Amnesty Italia, indetto dalla Sezione Italiana di Amnesty International e dall'associazione culturale ‘Voci per la libertà', come riconoscimento per il migliore brano sui diritti umani pubblicato nel 2006.

‘Sono orgoglioso ed emozionato di vedermi attribuito un riconoscimento così importante da Amnesty, che rimane una delle poche bandiere di vera pace e giustizia, in un mondo sempre più dominato dagli interessi privati e guerrafondai di qualche ‘superpotenza'' – ha dichiarato Samuele Bersani. ‘Ho scritto ‘Occhiali rotti' pensando ad Enzo Baldoni: voglio dedicare questo premio ai suoi familiari, e il mio pensiero va a tutti quei reporter sparsi nel mondo che a rischio della loro pelle ci tramandano una verità senza filtri, raccontandoci il punto di vista dei deboli e di chi altrimenti non avrebbe voce'.
‘Il brano ‘Occhiali rotti' riporta alla ribalta la terribile vicenda dell'assassinio di Enzo Baldoni, un attivista per i diritti umani che ha pagato con la vita il suo coraggio e la sua determinazione' – ha affermato Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International.

‘Le parole di Bersani ci ricordano l'amore per la vita, la voglia di capire e il tono lieve di questo straordinario personaggio, purtroppo dimenticato dai suoi connazionali. Nell'attribuire il Premio Amnesty a questa canzone, il nostro pensiero non può non andare in primo luogo ai familiari di Enzo e al vuoto incolmabile che questa perdita ha causato loro'.

La premiazione di Samuele Bersani avrà luogo a Villadose (Rovigo), nel corso della decima edizione del concorso musicale dal vivo ‘Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty', in programma dal 17 al 23 luglio.

Gli altri nove brani in concorso erano: ‘Bit Crash' (Africa Unite), ‘Al mercato di Porta Palazzo' (Gianmaria Testa), ‘L'arcangelo' (Ivano Fossati), ‘Addio alle armi' (Mario Venuti), ‘Qualcuno verrà da te' (Mau Mau), ‘Le strade di Crawford' (Modena City Ramblers), ‘Milioni di giorni' (Nicolò Fabi), ‘Dove si va' (Nomadi) e ‘Fela'(Orchestra di Piazza Vittorio).

fonte testo e foto: dalla rete

sabato 5 maggio 2007

copertina "Voce Misena"

Mi è arrivato oggi l'ultimo numero de "la Voce Misena", il settimanale della Diocesi di Senigallia, e con piacere trovo (di nuovo) una mia foto in copertina.
Non posso far altro che rinnovare i miei ringraziamenti alla Redazione!


Panasonic Lumix DMC-FZ30 - 1/160 - F5.6 - ISO80

venerdì 4 maggio 2007

Mario Giacomelli: ricordi sparsi per un'autobiografia

"Ricordi sparsi per un'autobiografia"
(testo raccolto da Alessandra Mauro a Senigallia il 30 Ottobre 2000, tratto dall’introduzione al catalogo "Mario Giacomelli", a cura di Germano Celant, Ed. Photology-Logos).


"La fortuna è di esser nati poveri. Mio padre è morto quando avevo nove anni, io ero il più grande dei miei fratelli e mia madre voleva che studiassi. Ho provato l'avviamento; il primo anno sono riuscito a farlo ma il secondo... E' che a casa non c'era molto da mangiare e io non avevo mai avuto un giocattolo. Tutti, quando sei povero, ti guardano dall'alto in basso e mia madre ha dovuto cercare lavoro all'ospizio di vecchi. A quel tempo non esistevano le lavatrici e lei lavava i panni per loro mentre io l'accompagnavo. Eravamo veramente molto poveri. (...)

Poi a tredici anni son voluto diventare tipografo. Passavo di fronte alle vetrine di una tipografia e vedevo quelle composizioni - i caratteri al rovescio, quelli più grandi, gli scacchi... e mi affascinavano. Fare il tipografo è veramente il mestiere più bello del mondo e ora per questi mestieri non c'è più spazio. Ho cominciato a vedere le macchie sul muro, i fili di ferro. Sono meravigliosi. Tutto è bello. Mi sono messo a fotografare ma le prime foto le ho buttate, a volte insieme ai negativi. Il bianco, il nero, il mosso: sono tecniche che richiedono molta precisione e quando non si è convinti del risultato, meglio buttare.

Così poi ho fatto l'ospizio. Ci sono andato tre anni senza macchina fotografica. Quando fotografavo pensavo a quello che si dice su Dio: che è buono, che non si muove foglia che lui non voglia... ma quello che ho visto, nell'ospizio... Sembra che le foto possano essere indifferentemente buone o cattive e che tutto sia un po' affidato al caso, invece non è così. A volte nascono dal niente o dal tutto che è la stessa cosa. Io cerco di fotografare i pensieri. L'oggetto mi è utile per trasmettere quello che vuole dire. Niente viene a caso, il bianco, il nero. Come nella famosa foto di Scanno: la figura nera aspetta il bianco. (...)

Dopo l'ospizio ho realizzato Scanno, la Puglia e riflettevo sempre su quello che facevo, su quel che avevo fatto. Un anno dopo l'ospizio ho fatto Lourdes. (...) Era una situazione da star male, non c'era niente da fare. (...) C'era un bambino con gli occhi scavati, le gambe intrecciate tra loro... gridava come un gorilla, i genitori spingevano la carrozzella. Io mi vergognavo, come si faceva a fotografare così? E dicevo tra me e me: "Ma come, non hai avuto paura dell'ospizio, ora?". Ma quelli dell'ospizio avevano vissuto, avevano ottanta, novanta, novantacinque anni... questi sono giovani, bambini. (...)

Certo, esistono situazioni dure da sopportare. Credo che se dovessi morire e scoprire che di là non c'è niente, mi incazzerei tanto da tornare sulla terra e sfasciare tutto. Non è che penso che ci sia una vita dopo la morte, me lo auguro soltanto. Perché se fosse vero, sarebbe un tradimento terribile da parte della Chiesa. E un tradimento così non si dovrebbe proprio fare. (...)

Per me non è importante la foto singola, ma la serie, il racconto. Ciò che conta è quel che nasce nella mia mente. Quasi sempre mi capita di vedere le foto prima di farle. Anche la serie dei pretini è nata dal mio interesse per la gente umile, povera. Loro erano tutti figli di contadini. Mi attirava quella situazione, mi attiravano le sottane lunghe. Così come, fotograficamente, il nero mi attira, il bianco mi attira. (...)

A volte la vita è così, c'è un caso cui neanche pensiamo. Per me, prima nascono le foto e poi, magari, trovo una poesia adatta. Quelle foto, ad esempio, all'inizio le chiamavo Pretini e basta. Dopo, disgraziatamente, ho messo il titolo della poesia di David Maria Turoldo "Io non ho mani che mi accarezzino il viso" e tutti ora le chiamano così. Ci sono tante cose da vedere quando si fa una foto. Io poi sono nato grafico, fotografo e grafico e questo mi ha aiutato molto. Non un grafico come quelli di oggi, con il computer. Io sono un grafico con la testa.

L'ultima foto che ho realizzato, quella che apre il libro, ha una storia strana. Ho sognato i cani e la testa di un uomo che appariva. Delle volte, faccio qualche foto così, con l'autoscatto, tanto per finire il rullino. Del resto siamo tutti su questa terra come teatro, e allora ho fatto uno scatto con dei piccioni di plastica e un dobermann. Quando sono stato male e sono stato operato l'ultima volta, non mi venivano in mente fotografie, ma mentre ero disteso al buio, vedevo tante cose strane, tante immagini che mi passavano negli occhi. Vedevo i piccioni. A me sono sempre piaciuti, fin da piccolo... Mi affascinano perché tornano sempre. E poi vedevo farfalle di tutti i colori - pensare che non ho mai fotografato le farfalle - e allungavo le mani come per prenderle. Piccioni, farfalle... Tutto nel grigio perché quando sono malato mi manca molto il sole e vedo tutto grigio, come la prima volta che sono stato operato. Quando sono uscito dall'ospedale e sono tornato a casa, son voluto andare nel mio studio per camminare in mezzo alle fotografie: per me non c'è miglior medicinale al mondo, niente che mi tiri su come le foto. E sono andato nel mio studio, ho visto tante immagini, molte le ho riconosciute, ma non le farfalle. Poi ho visto la foto, i piccioni, la faccia dell'uomo, i cani e ho pensato: Questo ricordo lo vorrei raccontare. Così è nato il titolo della fotografia. Non è che "voglio" raccontare il ricordo, ma lo "vorrei" raccontare, mi piacerebbe poterlo fare".

Mario Giacomelli


(Senigallia, 1925-2000)

Fonte testo: www.nital.it/sguardi/9/giacomelli.php
Fonte foto: www.mariogiacomelli.it

giovedì 3 maggio 2007

il manifesto di Mario Giacomelli

“Per me che uso la macchina fotografica è interessante uscire dal piano orizzontale della realtà, avere la possibilità di un dialogo stimolante perché le immagini abbiano un respiro irripetibile.
Riscrivere le cose cambiando il segno, la conoscenza abituale dell’oggetto, dare alla fotografia una pulsazione emozionale tutta nuova.
Il linguaggio diventa traccia, necessità, spirito dove la forma si sprigiona non dall’esterno, ma dall’interno in un processo creativo.
Lo sfocato, il mosso, la grana, il bianco mangiato, il nero chiuso sono come esplosione del pensiero che dà durata all’immagine, perché si spiritualizzi in armonia con la materia, con la realtà, per documentare l’interiorità, il dramma della vita.
Nelle mie foto vorrei che ci fosse una tensione tra luce e neri ripetuta fino a significare.
Prima di ogni scatto c’è uno scambio silenzioso tra oggetto e anima, c’è un accordo perché la realtà non esca come da una fotocopiatrice, ma venga bloccata in un tempo senza tempo per sviluppare all’infinito la poesia dello sguardo che è per me forma e segno dell’inconscio.
Il linguaggio è così la coscienza espressiva interna che ha accarezzato la realtà pur rimanendo fuori, è l’attimo originale, testimone di una realtà tutta mia, un prelievo fatto sotto la pelle dell’oggetto, guidato fuori dalle regole per una libertà che è anche allargamento alle possibilità del reale.


Mario Giacomelli


(Senigallia, 1925-2000)


Fonte testo e foto: http://digilander.libero.it/marcphoto/giacomelli/

Row!!

Una notizia curiosa trovata gironzolando per la rete...

Canon EOS400D + Tamron 17-50 F/2.8 XR Di II
1/50 - F2.8 - ISO800 @ 50 mm.


Nel 1950 Charles Miller in Nuova Guinea pare si sia imbattuto nel Row, un presunto stegosauro forse superstite dall'epoca preistorica.
Questo animale è un leggendario drago nella cui esistenza gli indigeni della Nuova Guinea credono fermamente.
Il nome Row ha un'etimologia onomatopeica: suonerebbe così il terribile ruggito del mostro.
Cosa c'è di vero dietro questo mito?
Nel 1950 lo stravagante Charles Miller scelse come meta del suo viaggio di nozze proprio la giungla della Nuova Guinea, dove sentì parlare della "grossa lucertola" e durante un'escursione nella foresta fu attaccato da un bestione con una corazza di scaglie acuminate sul dorso.
Forse era l'ultimo rappresentante della antica stirpe degli stegosauri, erbivori del Giurassico?
Miller sostenne di possedere alcune immagini del Row, ma nel libro in cui descrisse l'incontro con il mostro non c'è alcuna illustrazione.
Il resoconto di Miller fu poi smentito dal professor Bernard Heuvelmans, massima autorità nel campo della criptozoologia.

Fonte: www.linguaggioglobale.com

richiesta liberatoria

Ho ricevuto ieri questa mail, che riporto omettendo il mittente e il paese interessato.
Non nascondo che ricevere questa richiesta mi ha fatto molto piacere, e naturalmente ho accordato il permesso di usare le foto.
Spero però di poter vedere il risultato finale del lavoro.


Oggetto: richiesta liberatoria
Ricevuto il: 02/05/07 16:10

Sono un'insegnante della Scuola Media di xxxxxxxxxxxx, sto realizzando un DVD che racchiude i lavori conclusivi di un nostro lavoro dal titolo "Nei giardini che pochi conoscono", progetto di solidarietà verso gli anziani, i disabili e i bambini.
Ho visto molte delle sue foto su internet e ne sono rimasta così colpita che mi piacerebbe poterle inserire nel lavoro che sto realizzando.
Chiaramente ho bisogno della sua autorizzazione.
La prego, mi mandi una liberatoria per l'utilizzo delle sue foto.
Spero risponderà positivamente alla mia richiesta, la saluto cordialmente.
xxxxx xxxxx

uscire dal branco

uniformati
allineati
etichettati
controllati
regolati...


Panasonic Lumix DMC-FZ30 - 1/320 - F5.6 - ISO80


...ma c'è qualcuno che trova il coraggio di uscire dal branco...

mercoledì 2 maggio 2007

dall'altra parte del vetro

Ieri, al parco zoo "Paese dei bimbi" a Falconara.
Più che osservati... osservatori!

Canon EOS400D + Sigma 70-300 F4-5.6 APO DC macro
1/50 - F5.0 - ISO200 @ 168 mm.


Canon EOS400D + Sigma 70-300 F4-5.6 APO DC macro
1/50 - F4.5 - ISO200 @ 133 mm.


Canon EOS400D + Sigma 70-300 F4-5.6 APO DC macro
1/60 - F4.0 - ISO200 @ 86 mm.


Canon EOS400D + Sigma 70-300 F4-5.6 APO DC macro
1/60 - F4.0 - ISO200 @ 86 mm.


Canon EOS400D + Sigma 70-300 F4-5.6 APO DC macro
1/60 - F4.0 - ISO200 @ 119 mm.


Canon EOS400D + Sigma 70-300 F4-5.6 APO DC macro
1/80 - F4.0 - ISO200 @ 86 mm.

un fotografo di nome Peter Parker



Peter Parker: è questo il nome di uno dei fotoreporter più famosi a livello mondiale.

Il suo lavoro è quello di fotografo free-lance per il Daily Bugle di New York dell'editore J. Jonah Jameson, sul quale ha pubblicato reportage prevalentemente di cronaca nera, diventando reporter "ufficiale" delle gesta dell'Uomo Ragno.
Nessuno è mai riuscito a capire come faccia, quel ragazzo timido e con la faccia pulita, ad essere sempre nel posto giusto nel momento giusto per immortalare le gesta del supereroe in lotta contro la malavita locale o alle prese con qualche minaccia del supercriminale di turno.
Tra le ipotesi e illazioni c'erano quelle che affermavano che le personalità di Peter Parker e dell'Uomo ragno coincidessero, e che fosse tutto uno stratagemma del ragazzo per sfruttare economicamente la sua identità segreta.

Superfotografo, quindi, con superpoteri?

Niente di concreto è mai stato provato...

fonte foto: dalla rete

martedì 1 maggio 2007

visti da vicino

Ho provato a fare qualche scatto agli insetti nel peggior momento e nelle peggiori condizioni: a mezzogiorno, col sole a picco, e usando il teleobiettivo alla massima focale e a mano libera.
L'impossibile è il mio mestiere...

(per favore, astenersi dal rilevare la presenza di micromosso e zone bruciate, so già che sono presenti entrambi i difetti, grazie)


Canon EOS400D + Sigma 70-300 F4-5.6 APO DC macro
1/50 - F14 - ISO100 @ 300 mm.


Canon EOS400D + Sigma 70-300 F4-5.6 APO DC macro
1/125 - F14 - ISO100 @ 300 mm.


Canon EOS400D + Sigma 70-300 F4-5.6 APO DC macro
1/320 - F5.6 - ISO100 @ 300 mm.