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venerdì 22 febbraio 2008

Sull’arte, sulla tecnica e su altre questioni contemporanee

E' apparso ieri, su 60019.it, questo interessante articolo di Massimo Renzi, che riporto.
Buona lettura!

...Era la vigilia di Natale del 1953 e mi ero appena regalato una Comet... Sono andato in spiaggia per provarla... Nel libretto delle istruzioni c’era scritto: tenere saldamente la fotocamera, inquadrare e scattare evitando di muoverla. Ma se io voglio far vedere quell’oggetto che fluttua, e il moto impetuoso delle onde, non posso tener ferma la macchina fotografica...”.

Così si racconta sia nata “L’approdo”, quella che, tra mito e realtà, è passata alla storia come la prima fotografia di Mario Giacomelli.
Non facciamoci ingannare dall’apparente ingenuità del gesto e dalle semplici parole di Giacomelli: egli come pochi sapeva esprimere concetti complessi con una dialettica efficace, genuina e alla portata di tutti. In queste poche righe di racconto sono racchiuse (e risolte, per quanto lo riguarda) alcune delle tematiche che animano i dibattiti a partire dai tempi di Niepce e Daguerre.

Il primo interrogativo che potremmo porci è: Come nascono le immagini?
In questo caso abbiamo uno stato emotivo indotto da una percezione intimistica e interiorizzata della realtà, ovvero una situazione percepita in virtù di uno status emotivo propizio.
Passiamo mille volte davanti a un oggetto e non ci suscita emozione alcuna, poi all’improvviso la folgorazione: dobbiamo fotografarlo! L’oggetto c’era già, era lì da sempre, lo abbiamo sempre visto ma solo ora – e mai prima d’ora – abbiamo scorto in esso “qualcosa che ci comunica qualcosa”.
Sono fermamente convinto che la realtà possa offrire al fotografo dotato di intelligenza e sensibilità l’equivalente oggettivo di ogni stato emotivo. In altre parole, c’è sempre nella realtà qualcosa da fotografare che rappresenta, aldilà di facili e scontati simbolismi, ciò che abbiamo nel nostro “io” più profondo. La realtà ci permette di fotografare la parte più vera di noi stessi, se abbiamo la capacità di farlo.
Non necessariamente in contrasto con quest’approccio intimistico, altri fotografi operano in un contesto di progettualità per la realizzazione delle loro immagini. C’è un’idea portante che fa da filo conduttore, un concetto da esprimere per immagini, e il fotografo si mette alla ricerca di quella parte infinitesimale di realtà che è funzionale al suo progetto, non senza incorrere, di tanto in tanto, in qualche “folgorazione”.
(...)
Tornando a “L’approdo”, abbiamo da un lato uno scenario reale, rielaborato dal vissuto e dal subconscio, elevato a poesia tragica dell’esistenza (caratteristica dell’intera opera giacomelliana), e dall’altro uno strumento considerato tanto più perfetto quanto più capace di riprodurre fedelmente la realtà. Tanta perfezione rende paradossalmente tale strumento inadeguato, se non si trova il modo di “piegarlo” alle proprie esigenze espressive. Qui entra in gioco la tecnica, che bisogna conoscere appieno per poter decidere come e in che misura impiegarla e distorcerla, se necessario, immaginandone a priori gli effetti. Chiudere il diaframma, allungare il tempo d’esposizione, seguire il movimento dell’oggetto per registrarne la dinamicità sulla pellicola: non si è trattato forse del primo esempio di panning della fotografia moderna, ma è verosimile immaginare che dietro l’apparente spensierata gestualità di quello scatto ci sia stata una preparazione attenta e rigorosa; non a caso il “maestro” di Giacomelli, in quei suoi primi passi nella fotografia, è stato un certo Giuseppe Cavalli.
A Giacomelli piaceva affermare che di tecnica non ne capiva nulla, facendosi scherno della sua ingombrante e vecchia Comet tenuta insieme dal nastro adesivo; chi lo ha conosciuto sa bene che era vero il contrario: conosceva alla perfezione la sua macchina e sapeva come usarla. Se così non fosse stato non avremmo mai goduto di quei bianchi bruciati “per togliere ciò che è inutile e troppo eloquente”, e di quei neri aperti “per lasciare spazio all’immaginazione”, di quei solchi sui volti e sulla terra, di quei tagli impossibili.
Quell’apparente disconoscimento della tecnica era il suo modo “soft” di polemizzare con quanti riducevano –ieri come oggi- la fotografia a una pratica esclusivamente tecnico-figurativa finalizzata alla ricerca del “bello” e del “tecnicamente perfetto”.

Ancora oggi schiere di fotografi si fronteggiano esibendo costosissimi obiettivi, sfoggiando macchine dalle prestazioni mirabolanti; una ridondanza di megapixel, un esubero di tecnologia per produrre, nella maggior parte dei casi, null’altro che ottime cartoline. Finchè era in auge il bianco e nero stampato in camera oscura questi eccellenti artigiani dell’immagine avevano adottato il sistema zonale a loro vangelo, ed eletto Ansel Adams a loro profeta. L’avvento del digitale ha procurato loro qualche crisi esistenziale, ma poi hanno abbracciato in toto la nuova fede, sintetizzata nella formula “∞ megapixel + photoshop + dpi = bella fotografia”.
Certamente non ho nulla contro questo modo di concepire la fotografia, perché trattasi di un’esperienza che può essere vissuta a vari livelli, ognuno dei quali è meritevole del medesimo rispetto, ma alla domanda - che ancora oggi viene posta - se la fotografia possa essere considerata a pieno titolo tra le arti, posso rispondere “si”, ma non tutta la fotografia è arte, nemmeno quando produce belle immagini. Nutro una strana forma di ammirazione, un misto d’invidia e di nostalgia verso tutti quei fotoamatori che si riuniscono la domenica mattina, armati di tutto punto, in “spedizioni fotografiche” per catturare con l’obiettivo qualunque cosa che posi o si muova. Sono tecnicamente preparatissimi, sanno tutto riguardo a ciò che è sul mercato e su ciò che lo sarà, hanno occhio per scorgere il bello anche dove non c’è, e, cosa più importante, si divertono tantissimo.
Ma lasciatemi dire: l’arte è un’altra cosa.

“Arte” è in assoluto uno dei termini di cui più si abusa, e l’ambito della fotografia in questo non fa eccezione. Il cielo dell’“arte” si raggiunge solo, e non sempre, quando sensibilità, emozione, intelletto, intuizione e tecnica operano di concerto e ai livelli più elevati delle umane capacità.
Tutto il resto può avere tanto di buono, ma è altro. Questo in fotografia come in ogni altra attività che abbia a rivendicare pretese artistiche.
Nella civiltà multimediale, dove le immagini costituiscono la parte preponderante del comunicare, la mancanza di rigore intellettuale e di una sincera autocritica che investa l’intero circus dell’immagine - dal grande fotografo allo studioso, da chi come me scrive fino ad arrivare al fotoamatore del fotoclub di quartiere- rischia di rendere vano il lavoro dei vari Stieglitz, Strandt, Cavalli, Cartier-Bresson, Giacomelli e tantissimi altri. Il rischio concreto è che l’assioma “fotografia può essere arte” si tramuti in “fotografia è sempre e comunque arte”, e questo equivale, in una sorta di legge del contrappasso, all’avvalorare le invettive sulla fotografia di un secolo e mezzo fà.
Queste sono solo alcune delle considerazioni scaturite dalle domande che talvolta mi vengono poste, e dalle tante storie sulla fotografia che ho vissuto direttamente o di cui ho sentito parlare, e il discorso continuerà prossimamente toccando altri argomenti, così, tanto per farmi qualche nuovo nemico...

giovedì 21 febbraio 2008

fotografi nel web #10: Giorgio Ruffinengo



Giorgio Ruffinengo: chi è?
Ruffinengo Pier Giorgio, fotografo per passione.

Quando hai iniziato?
Avevo circa 24 anni, ricevetti in regalo una Canon AE1.

Quale genere ti piace maggiormente fotografare?
Il ritratto, ma anche la street ed il reportage mi appassionano.

Hai fatto qualche corso di fotografia?
No.

Quali sono i fotografi del passato e del presente che più apprezzi?
Cartier Bresson, Mapplethorpe.

Che attrezzatura fotografica hai usato nel passato, e quale stai attualmente utilizzando?
Canon AE1; Canon 300D.

Qual è lo scatto al quale sei particolarmente legato?
Questa, scattata dopo un rave party:


Una domenica mattina verso le 9 ero in giro con mia moglie. Vedo questo edificio ubicato nelle vicinanze dei giardini reali a torino, storicamente occupato dai centri sociali, ed avendo a mente già pensato di fare degli scatti particolari utilizzando lo scenario originale lasciato dagli occupanti (sporcizia, bottiglie varie ecc) parcheggio ad un centinaio di metri lasciando mia moglie nell'auto in attesa. Quando arrivo sul luogo mi vengono incontro i due personaggi della foto che a dire il vero pensavo volessero infastidirmi non lasciandomi "lavorare". Contrariamente i ragazzi si mostrano gentilissimi, parliamo di arte e fotografia, mi chiedono se posso posare per alcuni scatti. Così nasce e si sviluppa la foto con loro divertiti e gentili che posano ambientandosi appieno con il loro stile di vita. Mi raccontano che dopo una nottata passata ai murazzi stavano facendo un raveparty (da ciò il titolo della foto); segnalo loro che se sono d'accordo metterò la foto su dei siti di fotografia, chiedendo una sorta di autorizzazione. Si mostrano disponibili ed incuriositi: a distanza di qualche giorno, senza sapere il mio nome, trovano le loro foto nel sito indicato ed addirittura mi commentano la foto ringraziandomi per il bello scatto.
E' stata una esperienza bellissima che mai dimenticherò; attualmente la foto è esposta in un locale di Torino dove diverse persone hanno espresso lusinghieri commenti. E' prevista l'esposizione di altre foto sempre nello stesso locale.

Quali sono i tuoi progetti attuali e quali quelli per il futuro?
Fare esperienze con modelle per ritratti.

Hai mai esposto le tue immagini in mostre fotografiche personali o collettive?
Sono in fase di proporre alcune mie foto presso locali di tendenza presso la mia città.

Hai mai avuto riconoscimenti in concorsi fotografici o pubblicazioni delle tue foto su libri o riviste?
No.

Quanto tempo dedichi alla fotografia?
Poco... ma la passione resta tanta.

Raccontaci un episodio curioso o simpatico durante una giornata passata a fotografare.
Non ne ho in particolare, ogni foto a cui tieni ha un ricordo particolare.

Quando rivedi i tuoi vecchi scatti cosa pensi?
Ricordo sicuramente le situazioni, le emozioni, l'entusiasmo che accompagnava lo scatto.

Dove sono pubblicate, sul web, le tue foto?
Alcune mie foto sono nel mio sito dove si può parlare di corsa e di fotografia:
http://www.blogger.com/www.ruffi.org


Un pensiero a chi si avvicina ora al mondo della fotografia.
La fotografia è una cosa stupenda che solo chi ama scattare foto conosce.







Fotografie: © Giorgio Ruffinengo

mercoledì 20 febbraio 2008

blog portafortuna?

Pochi giorni fa pubblicai, su queste pagine, per la serie di foto-interviste "Fotografi nel Web", un'intervista all'amico fotografo Maurizio Di Ciuccio.
Questa mattina ho ricevuto una sua piacevolissima mail di ringraziamento, ne riporto il testo:

Grazie per lo spazio che mi hai concesso nel tuo bellissimo blog... è un onore star lì in vostra compagnia... non credevo che tu avessi il coraggio di pubblicarlo....
te ne sono grato... mi hai anche portato fortuna... ho fatto due copertine a colori sulla Gazzetta dello Sport...;-)
...ti allego quella con Gattuso...

Ora pensavo una cosa...
...forse ma forse, e se fosse che venire pubblicati su Dentro al Replay porti fortuna?? ;-)


Ciao Maurizio!

martedì 19 febbraio 2008

gemellaggio fotografico al Carnevale di Venezia 2008

Quella di domenica 3 febbraio al Carnevale di Venezia 2008 è stata una bella gita, ma soprattutto un'ottima occasione di "gemellaggio fotografico" tra i blogs Dentro al Replay e Gruppo Fotografico Ostra.
Il gruppo fotografico ostrense è un fotoclub molto attivo: oltre ad incontrarsi una volta a settimana, organizzano incontri con autori locali (l'ultimo ierisera con Massimo Mazzoli, al quale non ho potuto purtroppo partecipare) e, spesso, anche gite fotografiche (domenica scorsa è stata la volta di una spedizione al "Magico Carnevale" di San Felice sul Panaro).

Ecco qualche foto dell'avventura veneziana, molto positiva nonostante la pioggia che ci ha accompagnati per tutta la giornata:

Walter Ferro, io e Luigi Priori (foto by Andrea Giuliani)

in azione in Piazza San Marco (foto by Andrea Giuliani)

in azione a Murano (foto by Andrea Giuliani)

io e Walter Ferro a Murano (foto by Andrea Giuliani)

Walter Ferro e Andrea Giuliani a Murano
Canon EOS400D - Canon EF 70-300 F4-5.6 IS USM
1/100 - F5.0 - ISO200 @ 70 mm.

Andrea Giuliani e le turiste
Canon EOS400D - Canon EF 70-300 F4-5.6 IS USM
1/100 - F5.0 - ISO800 @ 70 mm.

lunedì 18 febbraio 2008

fotografi nel web #09: Maurizio Massetti



Maurizio Massetti: chi è?
Sono fotografo per passione, a volte per necessità. Quando ho voglia di solitudine, e questo succede spesso, me ne vado sui vicini Appennini o sul mare davanti casa, a cercare lo scatto insolito e particolare, o semplicemente che mi ricordi quel momento.
La fotografia è il mio hobby, la mia compagnia, il mio spazio segreto…

Quando hai iniziato?
Ho iniziato con una minuscola Yashica analogica nel 1989, avevo l’occasione della mia vita: 3 mesi in Africa per lavoro (sono medico-chirurgo).
Tornato in Italia acquistai subito qualcosa di più compatto, una Minolta. Dopo il 2000, passato un lungo periodo dedicato soprattutto al video digitale, altra mia passione, mi sono riavvicinato alla fotografia, questa volta direttamente al digitale. Una compattina e poi la Canon EOS 350D.

Quale genere ti piace maggiormente fotografare?
Da quanto detto sopra potrebbe sembrare che il mio soggetto preferito sia la natura, il paesaggio. In effetti la fotografia mi aiuta a esplorare con curiosità posti e spazi nuovi, a gustare la bellezza della natura in tutte le sue forme. Ma ciò che amo di più è la “street-photo”, lo scatto rubato con personaggi particolari e originali. Insomma, l’umanità che ci circonda…
Hai fatto qualche corso di fotografia?
No, mai.

Quali sono i fotografi del passato e del presente che più apprezzi?
Mi piace molto Newton come osservatore della gente e come tecnica. Cartier-Bresson mi stimola e mi stupisce, ma penso che molti suoi capolavori siano frutto di furbizia e premeditazione, oltre che di genialità…

Che attrezzatura fotografica hai usato nel passato, e quale stai attualmente utilizzando?
Ho già risposto; in ogni caso adesso mi trovo abbastanza bene con la mia Canon digitale.

Qual è lo scatto al quale sei particolarmente legato?
Diciamo che la foto a cui sono più legato è questa:Sono legato ad essa perché mi ricorda un momento particolarmente triste della mia vita privata, per uscire dal quale una mattina presi la macchina e senza avere una meta precisa arrivai sulla Piana di Castelluccio. Lì la natura, anche se apparentemente ostile e prettamente invernale, mi accolse col suo abbraccio silenzioso, possente, e io volli immortalare non soltanto ciò che vidi ma anche il mio stato d'animo. Da quel momento la fotografia lasciò il suo ruolo di semplice hobby per diventare la mia compagna dei momenti peggiori e degli attimi più felici, quasi a rendere sempre indimenticabili non i paesaggi o i personaggi ma i miei pensieri...

Quali sono i tuoi progetti attuali e quali quelli per il futuro?
Come ho già detto sono un fotoamatore semplice, quindi il mio unico progetto è continuare a fare foto per passione.

Hai mai esposto le tue immagini in mostre fotografiche personali o collettive?
No.

Hai mai avuto riconoscimenti in concorsi fotografici o pubblicazioni delle tue foto su libri o riviste?
No, a parte qualche “award” su siti come Usefilm.

Quanto tempo dedichi alla fotografia?
Gran parte del tempo libero, in media 5-6 ore a settimana.

Raccontaci uno o più episodi curiosi o simpatici durante una giornata passata a fotografare.
In molti casi sono le foto stesse a raccontarlo…

Quando rivedi i tuoi vecchi scatti cosa pensi?
Ripenso allo stato d’animo che avevo quando ho scattato.

Dove sono pubblicate, sul web, le tue foto?

Un pensiero a chi si avvicina ora al mondo della fotografia.
“E’ bello immortalare l’attimo che non torna più, che ci veda protagonisti o spettatori incuriositi. La fotografia permette di rendere eterno ciò che poco dopo appartiene al passato e ci rende anche liberi di uscire dalla routine quotidiana per ritrovare noi stessi, la nostra primordiale curiosità e voglia di conoscenza. Avvicinati ad essa con passione, senza preoccuparti della tecnica e delle regole: fotografa col cuore prima che con l’occhio…”







Fotografie: © Maurizio Massetti

venerdì 15 febbraio 2008

premio "D eci e lode"

Ho ricevuto ieri un premio da parte di Nonsonocostante alias Silvia Festa, che più che un premio è una piacevole attestazione di stima.
Si tratta del premio "D eci e lode" e la motivazione è questa:
"a Libero per condividere con noi le sue splendide foto".
Grazie Silvia! :-)

Uhm, molto bene... ma cos'è il premio "D eci e lode"?

"D eci e lode" è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone.

Come si assegna?

Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l'istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il "Premio D eci e lode" si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare.

Le regole:

1. Esporre il logo del "Premio D eci e lode", che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto. E' un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");

2. Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;

3. Se non si lascia il collegamento al post originario già inserito nel codice html del premio provvedere a linkarlo (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");

4. Inserire il regolamento (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");

5. Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione.

Queste regole sono obbligatorie soltanto la prima volta che si riceve il premio per permettere la sua diffusione, ricevendone più di uno non è necessario ripetere le procedure ogni volta, a meno che si desideri farlo. Ci si può limitare ad accantonare i propri premi in bacheca per mostrarli e potersi vantare di quanti se ne siano conquistati.

Si ricorda che chi è stato già premiato una volta può assegnare tutti i "Premio D eci e lode" che vuole e quando vuole (a parte il primo), anche a distanza di tempo, per sempre. Basterà dichiarare il blog a cui lo si vuole assegnare e la motivazione. Oltre che, naturalmente, mettere a disposizione il necessario link in caso che il destinatario non sia ancora stato premiato prima.

Tutto chiaro? ...quindi ora dovrei assegnare io i miei personali premi.
Uhmmm... ci penserò su...

giovedì 14 febbraio 2008

i premi eno-gastronomici del "Winter Slice"

La Compagnia del Cavatappi è stata velocissima: mi è infatti arrivato questa mattina il pacco di prodotti eno-gastronomici vinto come premio della giuria del contest fotografico "Winter Slice", organizzato da Andrea Opletal.

Ecco la lista dei prodotti arrivati (con qualche piccola variazione rispetto a quanto promesso per motivi di disponibilità, ma non è stato certo un problema):

n°3 soppressata stagionata dolce 0,33 Kg.
n°1 caciocavallo silano DOP da 1,2 Kg.
n°1 liquore tradizionale di limoni Del Conte
n°1 Aglianico del Vulture Dompà anno 2004
n°1 aceto balsamico San Donnino
n°2 fusilli lavorati a mano - pastificio di Nola 0,5 Kg.

Un sentito ringraziamento a sponsor e organizzatore!

alba gelida

Canon EOS400D - Canon EF 70-300 F4-5.6 IS USM
1/400 - F7.1 - ISO200 @ 300 mm.

Canon EOS400D - Canon EF 70-300 F4-5.6 IS USM
1/640 - F5.6 - ISO200 @ 275 mm.

panni stesi

Difficile resistere alla tentazione di scattare quando vedi lenzuola di quel colore...

Canon EOS400D - Canon EF 70-300 F4-5.6 IS USM
1/160 - F5.6 - ISO100 @ 235 mm.

mercoledì 13 febbraio 2008

World Press Photo 2008

Anche quest'anno siamo giunti all'appuntamento con il World Press Photo, importante concorso dedicato al foto-giornalismo professionale.
Presso la galleria ufficiale del concorso è possibile ammirare sia le immagini vincenti per ognuna delle categorie in gara di questa edizione, sia la foto vincitrice del premio più importante, il “World Press photo of the Year”:


L'immagine è del fotografo inglese Tim Hetherington per Vanity Fair; è intitolata “American soldier resting at bunker, Korengal Valley, Afghanistan” ed è stata scattata il 16 Settembre 2007.

Da segnalare anche i buoni piazzamenti ottenuti dai fotografi italiani:
2° posto per la categoria “People in the News Stories” a Francesco Zizola per Internazionale, con il reportage “Violence in Colombia”;
3° posto per la categoria “Portrait Single” a Simona Ghizzoni per Agenzia Contrasto con l’immagine “Chiara (21) at an eating disorder treatment center”;
2° posto nella categoria “Arts and Entertainment Stories” a Massimo Siragusa per Agenzia Contrasto per il reportage “Amusement parks, Italy”.

martedì 12 febbraio 2008

Corinaldo: mostra di Ferruccio Ferroni "Architettura della materia"

A pochi mesi dalla sua scomparsa, il grande fotografo marchigiano Ferruccio Ferroni verrà ricordato con una bella mostra, nella cornice esclusiva del Foyer del Teatro Carlo Goldoni di Corinaldo.
L’evento curato da Roberto Mutti e Marcello Sparaventi (nella foto insieme al Maestro Ferroni) verrà inaugurato sabato 1 marzo 2008 alle ore 17.00; la mostra potrà essere visitata fino al 24 marzo.

Ferroni era nato nel 1920 a Mercatello sul Metauro nella provincia di Pesaro e Urbino, e ha vissuto a Senigallia. Dopo gli anni della guerra, la prigionia in Germania e due anni di ricovero in un sanatorio, si laurea in giurisprudenza nel 1953 ed eserciterà la professione di avvocato fino al 1992. Ferroni comincia a fotografare nel 1948, divenendo ben presto il più fedele e personale interprete delle teorie estetiche di Giuseppe Cavalli. Partecipa in quegli anni alle maggiori mostre nazionali e internazionali, riportando importanti riconoscimenti: fa parte dei gruppi fotografici "La Gondola" di Venezia diretto da Paolo Monti, e il Misa di Senigallia diretto e ideato da Giuseppe Cavalli. Molte sono le esposizioni a cui partecipa e i premi di cui viene insignito. Diverse anche le collezioni che accolgono le sue fotografie.

Il comune di Corinaldo rende omaggio a Ferroni, collaboratore e componente del comitato d’onore del ventennale concorso fotografico "Il Paese più bello del mondo", ispirato al libro che lo scrittore Mario Carafoli dedicò al suo paese natale.
La fotografia simbolo della mostra "Architettura della materia", realizzata nel 1953, è forse l’immagine più riuscita della sua lunga ricerca sul linguaggio fotografico; quando essa venne esposta per la prima volta a Firenze nella mostra "Fotografia italiana 1953", curata da Cavalli e Monti alla Galleria della Vigna Nuova, Ferroni sorprese tutti per l’originale utilizzo della luce radente che rendeva i tagli sul legno fatti dall’accetta fortemente evocativi, ed oggi possiamo ben dire in linea anche con le ricerche pittoriche dell’arte informale italiana e internazionale.
Le immagini esposte riguardano le fasi più significative della produzione di Ferroni: i primi anni Cinquanta, il sodalizio con Cavalli; la ricerca formale sulla materia, la più costante e originale; le immagini riflesse delle vetrine realizzate dalla metà degli anni Ottanta in poi, dopo aver sospeso la sua attività fotografica per circa venti anni.

La presentazione della mostra è di Roberto Mutti, noto critico e studioso milanese che scrive di fotografia per il quotidiano "la Repubblica", ha curato numerose mostre in Italia e all’estero e, nel 2007, ha vinto il premio "Giuseppe Turroni" per la critica fotografica.
In questa occasione verrà inoltre presentata la videointervista "Ferruccio Ferroni– Architettura della materia" curata da Marcello Sparaventi, montata da Gianluca Vincenzetti e Fabio Carbonari dove il fotografo senigalliese racconta la sua vita, le dolorose esperienze patite in guerra e in prigionia, ma soprattutto la passione per la fotografia.
Il Dvd e il catalogo sono editi da Omnia Comunicazione.


Ferruccio Ferroni "Architettura della materia"
Foyer del Teatro "Carlo Goldoni", Corinaldo.
A cura di Roberto Mutti e Marcello Sparaventi
Inaugurazione: sabato 1° marzo 2008 ore 17

01 - 24 marzo 2008
Apertura: 16.00 - 19.30 venerdì e sabato
16.00 - 19.30 da lunedì 17 a giovedì 20
10.00 - 12.30 / 16.00 - 19.30 domenica e lunedì di Pasqua

Informazioni:
Ufficio cultura 071. 6793207
Ufficio I.A.T. 071 679047
www.corinaldo.it