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giovedì 5 marzo 2009

"La mia Senigallia", un articolo di Ruggero Passeri su Fotografia Reflex

Il noto fotografo romano racconta la sua esperienza senigalliese

"A Senigallia ho trovato una intensa carica umana intorno a me: che fossero bagnanti a passeggio o giocatori di bocce, ballerini di be-bop o ragazze dal parrucchiere, tutti trasmettevano qualcosa di forte e di vivo. Io vorrei sperare di essere riuscito a raccontare tutto questo. Un buon fotografo non potrebbe chiedere di più."

Sono le frasi con cui si conclude un affascinante articolo del noto fotografo romano Ruggero Passeri, pubblicato sul numero di marzo 2009 del mensile “Fotografia reflex” con il titolo “La mia Senigallia” e corredato di numerose immagini dei suoi migliori scatti nella nostra città.

È una sorta di reportage su “una città che è essa stessa fotografia”, come scrive l’autore nelle sue impressioni, ricordando tra l’altro la storia scritta dal Gruppo Misa, citando espressamente dopo il nume tutelare di Mario Giacomelli, i nomi di Cavalli, Ferroni, Bocci, Gambelli, Branzi, ma anche i protagonisti del “Manifesto del Passaggio di frontiera”, il fotoreporter Giorgio Pegoli e il “bravo Cicconi Massi”.

Ruggero Passeri è stato il protagonista di una mostra di ritratti degli artisti italiani del ‘900 ospitata presso il Museo comunale di Arte Moderna, dell’Informazione e della Fotografia. Proprio cogliendo questa occasione, lo scorso agosto, “non mi occorse molto tempo – scrive Passeri nel suo articolo – per comprendere che avrei avuto molti altri stimoli per scattare. Senigallia offre scorci particolari e suggestivi, capaci di tentare ogni fotografo…”
Li cita, naturalmente, non soltanto con le parole ma anche con le immagini prodotte in quella estate, tutte accompagnate da un commento sui sentimenti che hanno originato ogni singolo scatto e sulle caratteristiche della loro realizzazione tecnica: la luce del sole sul Misa e sui Portici Ercolani, la sagoma della Rotonda bianca sul mare, la scultura della Penelope sul molo, le immagini in spiaggia e le incredibili lunghe notti del Summer Jamboree.

Le ben otto pagine riservate al servizio, sul centinaio complessivo dell’intera rivista, ne comprendono anche una interamente dedicata alla presentazione del Musinf di Senigallia, situato in Via Pisacane, invitando tutti a scoprire l’importanza e la vastità delle sue collezioni.

Fonte: Comune di Senigallia




Ruggero Passeri è nato e vive a Roma. Ha iniziato ad interessarsi di fotografia alla fine degli anni sessanta. Laureato in Lettere, ha pubblicato sue foto e articoli su quotidiani, periodici e riviste specializzate. Ha esposto le sue prime opere nel 1983 alla Galleria Il Fotogramma di Roma. Nel 1999 ha presentato a Roma “Camera”, al Centro Sight & Sound. Nel 2000 è stato relatore ospite al Canon Day svoltosi a Milano a cura di Canon Italia. Nel 2001 è seguita la mostra “San Lorenzo” presso la Libreria Odradek di Roma, successivamente ospitata alla Galleria Tina Modotti di Acerra (Na). Sono seguite poi le mostre “Prove per un Calendario dell’Eur”, “25 Ritratti”, “Remembrance Day” e ”Malta”. Nell’agosto 2008 una sua serie di 40 ritratti di artisti e intellettuali italiani è stata esposta dal Museo Comunale di Arte Moderna e dell’Informazione di Senigallia, e fa attualmente parte dell’archivio del Museo, che è specializzato nella fotografia e vanta, tra l’altro, le opere di Mario Giacomelli e dei fotografi senigalliesi del Gruppo Misa. Da diversi anni Passeri utilizza esclusivamente fotocamere digitali, anche per il bianco e nero, che costituisce il nucleo principale del suo lavoro.

Passeri ha pubblicato sue foto ed articoli su: “Il Manifesto”, “Alias”, “Almanacco Odradek”, “Fotografare”, “Reflex”, “The Roman Forum”, “Corriere Adriatico”, e su numerosi siti web specializzati.

Di Passeri hanno scritto: Mirella Bentivoglio, Mario Lunetta, Carlo Emanuele Bugatti, Eugenio Martorelli, Daniele Gonfalone.

lunedì 24 novembre 2008

25/11/2008: Simone Giacomelli ricorda Mario Giacomelli

"Io non credo che la morte chiuda certe storie, perché, se c'è tanto di strano in questi occhi che vedono, e in queste orecchie che sentono, vi è posto per altre cose strane che non capisco."
(Mario Giacomelli 1925-2000)



Sono passati otto anni da quel 25 novembre 2000, giorno della scomparsa del grande Mario Giacomelli; anche quest'anno, come negli otto anni precedenti, la figura del Maestro della Fotografia verrà ricordata dalla sua città, Senigallia, con manifestazioni, omaggi, mostre, proclami e parecchie parole...

Su Giacomelli credo si sia già detto tutto e fatto vedere, forse, anche troppo.

Ho avuto l'occasione, qualche tempo fa, di incontrare il figlio Simone: non lo conoscevo ed ho avuto con lui un approccio "da persone normali"... e sì, perché quando si incontra il figlio di un così illustre personaggio ci si aspetta che questi si dia perlomeno "un po' di importanza".
Niente di tutto questo: Simone mi ha dato l'impressione di essere una persona davvero "semplice", nel senso buono della parola.

Qualche giorno fa mi venne un'idea, visto l'approssimarsi dell'importante anniversario: "perché non chiedere la disponibilità a un'intervista al figlio di Mario Giacomelli?".
Una volta ottenuto l'ok da Simone (cosa che mi ha reso particolarmente felice) ho quindi provato a buttare giù alcune domande, ma mi sono trovato in grossa difficoltà; non mi andava di fare una cosa troppo commemorativa, ma di realizzare una raccolta di pensieri sparsi, non necessariamente legati uno all'altro, un ricordo "da figlio" di semplici momenti ed emozioni vissuti insieme a suo padre; un ricordo di un grande fotografo anche senza necessariamente parlare di fotografia.

...e Simone (che ringrazio) ha scritto questi pensieri...


Uno scatto su Mario, mio padre

Odio le commemorazioni, amo ogni giorno ricordare.

Mi ricordo il profumo del suo sigaro, ma prima ricordo i pacchetti di sigarette senza filtro che si accumulavano in camera oscura.
Ricordo ogni volta che abbiamo litigato, ogni volta che l’ho deluso, quando ci siamo tolti il saluto e quando ci siamo resi conto che non c’era nient’altro di vero che noi due, il resto era una marea sorda, cieca e vociante.
Non ci siamo mai detti "ti voglio bene", mai abbracciati, ogni emozione brucia dentro, ogni colpo della vita lo assorbiamo in silenzio e quando si può lo mostriamo.
Papà fotografava, ma non era fotografo, quando si guardano le sue immagini si vedono paesaggi, bambini tra oscure signore o nei campi ad aiutare il sole con il loro sorriso, pretini che ballano e anziane signore che aspettano la morte.

Ma se invece di guardare proviamo a leggere quelle immagini, sentiamo dentro qualcosa che non sappiamo dire, che non occorre dire; quando leggiamo quelle immagini vediamo attraverso gli occhi del fotografo, possiamo toccarne l’anima o come vogliamo chiamarla, e ci accorgiamo che quello che leggiamo in quei pezzi di carta impressionati dalla luce ha a che fare con la nostra vita, i nostri rapporti con il mondo.

Mi ricordo i sabati e le domeniche a girare in macchina con lenzuola, maschere di gomma, cani di pezza e una scatolina di pastelli ad olio utili ad evidenziare certi segni che il tempo lascia sui muri, sulle lastre di ferro d’un cantiere navale e nascosti ovunque, si, ma non era un fotografo, perché quello che guardava assumeva le sembianze della sua mente e quei rettangoli di carta 30x40 appesi nei musei, nelle gallerie, negli uffici, nelle case di mezzo mondo, sono foto fatte dalla realtà a Mario Giacomelli.
Se si stava con lui in silenzio, seduti ad un tavolo, ogni tanto lo si sentiva borbottare “Mh!”, questo era il suono d’ogni sguardo sulla vita attorno a lui, quando la metteva a fuoco senza macchina fotografica.

Ricordo le sue maledizioni scagliate contro il tempo troppo transitorio e sono tutte tornate indietro, perché il tempo, il flusso traumatico del tempo, come papà diceva, è implacabile e sordo.
Il tempo è la vita che Giacomelli ripeteva a tutti essere meravigliosa e a qualcuno confessava, la vita può tradire, come una donna, o un amico, può essere il bianco delle foto, luminoso e affamato di ogni cosa superflua, ma che non tocca le nere cicatrici del mondo, che siamo noi e tutto quello che facciamo.

Io ricordo quando mi disse "E’ tutto inutile, tanto vi dimenticherete tutti" ed è l’unica cosa su cui si è sbagliato.




LA PARTENZA DAGLI OCCHI (a mio padre)

Piccola terra,
ti tengo tra le labbra
desiderando mordere i velenosi anelli di Saturno,
non questo inginocchiatoio
di pascoli e dirupi,
non questa calca di luce.
Piccola terra,
ti vedo tutta nel giusto attimo della partenza,
in cui si dissolve ogni nome,
per ridare all’eterno
la sua continuità.
Restituisco il mio frammento di mappa
al deserto custode, ora,
non ho che un pigiama a righe
stirato solo sul petto.
Sarò per alcuni
un debito di fiori,
per altri un debito impagabile d’amore,
per me, il sottile infotografabile.



Questo articolo è stato pubblicato su "La Voce Misena" n°41/2008.
Leggi anche: Mario Giacomelli: 25/11/2000 - 25/11/2007

mercoledì 30 gennaio 2008

InfiniteMicroStorie

Oggi mi va di segnalare un blog fresco fresco, si è infatti affacciato sul web da pochi giorni: il suo nome è InfiniteMicroStorie.
Ecco come lo descrive il suo autore Stefano, toscano della Valdarno, alias MrTree:

Questo blog nasce da un'idea precisa: raccontare storie, o meglio 'microstorie'. Reali e irreali, tragiche o comiche o demenziali. Le microstorie sono unità minime di senso narrativo, che chiedono la collaborazione di chi legge; bisogna immaginarsi il seguito o il contesto della storia più grande. Come quando guardando un film ci si aspetta che fuori dall'inquadratura la realtà ripresa esista davvero, che basti spostare la cinepresa. Le microstorie possono essere sommari di trame di romanzi mai scritti, oppure piccole sceneggiature intertestuali che rimandano ad altre opere, o ancora mini-dialoghi, esercizi di stile, epitaffi, barzellette. Due sole regole: poche parole e la presenza di una storia, cioè di qualcosa da raccontare a qualcuno.


Ve lo segnalo, oltre al fatto di essere un blog interessante e originale, anche perché dentro c'è qualcosa di mio: la foto del template.
Per chi volesse contribuire con personali micro-storie, può inviarle a questo indirizzo e MrTree le pubblicherà quanto prima:
infinitemicrostorie(chiocciola)yahoo.it.

Buona lettura!

mercoledì 2 gennaio 2008

un saluto dal vostro amico Spiderman!

Canon EOS400D - Tamron 17-50 F/2.8 XR Di II
1/80 - F4.5 - ISO800 @ 19 mm.

Ciao a tutti, ragazzi!
Il vostro amico Spiderman saluta tutti calorosamente augurando un buon inizio 2008 e, approfittando dell'occasione, vi ricorda le sue apparizioni su "Dentro al Replay" del 2007:

Magari ci ritroveremo prossimamente per qualche altra avventura, chissà...

mercoledì 14 novembre 2007

Enigma! (repost)

New York - molo 17 dello scalo merci
ore 02:45 di una strana notte di fine estate...

Panasonic Lumix DMC-FZ30 - 1/4 sec. - F2.8 - ISO100

...una chiamata anonima ha indirizzato la polizia sul luogo del delitto, dove un corpo con la testa mozzata giace esanime in un lago di sangue.
L'arma del delitto è stata abbandonata di fianco al corpo non ancora identificato: si tratta di una Katana del XVII secolo.
La polizia brancola nel buio, le indagini non sanno che direzione prendere, chi sarà il responsabile del misterioso delitto?

Spiderman arriva sulla scena del crimine quando il corpo decapitato è ormai in fresco all'obitorio, ma dall'immediato pizzicorino dei suoi sensi di ragno capisce che c'è qualcosa, in questa storia, che non va...
Si sarà trattato di un regolamento di conti tra le gangs che controllano il traffico di stupefacenti e lo sfruttamento della prostituzione? o forse ci sarà di mezzo un traffico internazionale di armi?
Mafia italiana, clan dei cinesi, Kingpin... chi sarà il mandante di questo crimine?

E se, per ipotesi, il delitto fosse dovuto a un duello tra Highlander??
"...ne resterà solamente uno..."

Uhmm... qualcosa ci dice che la soluzione di questo enigma non sarà poi tanto facile...
;-)

.............................


Ai lettori più attenti non sarà sfuggito che questo post è un riciclaggio, una replica, un replay (beh... visto il nome del blog...).
Cosa succede in estate alla TV? Quando non ci sono cose nuove da trasmettere si fanno le repliche.
E oggi io trasmetto la replica di un post di un anno fa!

Ma la integro scrivendo alcune cosette a corredo del racconto.

La foto in questione nacque facendo degli scatti per un contest fotografico di Photo4u, il cui tema era "Giallo", e io appunto giallo feci, ma senza giallo.
La foto che inviai per il contest era questa qui sotto, e le venne riconosciuta una segnalazione da parte della giuria:

Un giallo senza giallo: è la scena di un delitto, in cui trovano posto la vittima (o quel che ne rimane), l’arma con cui è stata assassinata e la giustizia pronta ad agire. Tutti gli ingredienti per un’avvincente film d'azione!
Verrebbe da esclamare: “Riuscirà il nostro super eroe a …” … chi lo sa … chi può dirlo …
Ad ogni modo, “il giallo è servito”!!!

Per realizzare questi scatti usai un pupazzetto snodato di Spiderman preso in prestito da mio figlio, una katana delle Tartarughe Ninja (stessa provenienza), alcuni cartoncini neri sui quali disegnai la sagoma della vittima con un pastello bianco e il sangue con la tempera rossa, dei ritagli di carta bianca piegati a metà con le lettere A, B e C, una lampada da scrivania snodabile, un tavolo, un minitripod traballante e una mezz'ora di tempo libero dopo cena senza bimbi tra i piedi (che fu la cosa più difficile da reperire).
Lo scatto in apertura, però, faceva parte di alcuni scatti di prova realizzati con luce naturale proveniente dalla finestra; lo sfondo è stato appiccicato in post-produzione scaricando da internet un'immagine notturna di New York.
Per il resto ho lavorato con Photoshop solo su contrasti e luminosità, oltre che su un effetto di luce per creare un'atmosfera "noir" un po' più verosimile.

Per oggi è tutto, arrivederci alla prossima replica.

martedì 13 febbraio 2007

natura morta?

C'era una volta un vecchio albero, ormai quasi completamente secco e con i rami rotti dal vento pericolosamente penzolanti nel vuoto.
Passarono degli uomini, videro i rami secchi e decisero di tagliarli per evitare che cadessero e facessero del male a chi passava là sotto.
E così l'albero, vecchio e ormai completamente secco, rimase senza rami, come un obelisco solitario proteso verso il cielo.

Passò di là un pittore in cerca di un bel panorama da ritrarre.
Vide l'albero, vecchio, spoglio e secco
ma ancora così orgogliosamente svettante verso il cielo che ne rimase affascinato e decise di immortalarlo sulla sua tela.
Lo scrutò a lungo cercando il punto di vista migliore per riprenderlo, ma da qualsiasi parte lo osservasse c'era sempre qualcosa che non lo convinceva.
Decise così di appendere la cornice della sua tela all'albero, stette ad osservare a lungo il risultato poi se ne andò.

Sony DSC-F717 - 1/160 - F4.0 - ISO100
Cokin circular polarizer 58 mm.


Il giorno dopo passarono degli uomini per abbatterlo, e videro la cornice appesa al suo tronco.
E dentro la cornice videro dei rametti verdi, nuova vita da quell'albero secco, e ne rimasero stupiti.
Non lo abbatterono, e tornando lì ogni giorno osservarono nascere,
uno dopo l'altro, nuovi rami e nuove foglie che ricostituirono la chioma di quel vecchio albero, ormai non più secco ma verde e di nuovo rigoglioso, sempre orgogliosamente svettante verso il cielo.

Dopo un anno passò di là il pittore, vide l'albero, lo scrutò a fondo, si avvicinò ad esso e staccò la cornice dalla sua corteccia, la rimontò sulla tela poi cercò
il punto di vista migliore per ritrarlo.
Finalmente poteva dipingere il suo bel panorama!
Lavorò a lungo, osservò
soddisfatto la sua opera poi se ne andò, convinto di aver dipinto uno dei suoi panorami più belli: un omaggio a quel vecchio albero non più secco, non più spoglio ma ancora, come sempre, orgogliosamente svettante verso il cielo.

martedì 16 gennaio 2007

lo gnomo del divano

Anche questo racconto, come quello del tonno con il buco nella pancia, è nato per caso; lo spunto è venuto osservando mio figlio Giovanni che guardava la tv sul divano, la trama è stata poi sviluppata sempre con la sua consulenza...



Panasonic DMC-FZ30 - 1/320 - F2.8 - ISO80 - macro


C'era una volta una bambina...

...anzi, "c'era oggi una bambina" che viveva in una casa normale (che non era come quelle delle favole, quindi non era fatta né di marzapane, né con i rami del boschetto o di paglia e fieno, ma costruita con mattoni e cemento armato, bella robusta,
mica come nelle fiabe!) e, come tutti i bambini, aveva un papà e una mamma che le volevano bene (niente matrigne cattive o orchi che la costringessero a vivere con loro e a lavorare dalla mattina alla sera, mica come nelle fiabe!) e aveva anche un fratellino affettuoso con il quale si divertita moltissimo a giocare un po' con le bambole e un po' con le costruzioni, con i soldatini e con le macchinine.
Insomma, era una bambina normalissima, che ascoltava con attenzione e passione le favolette che gli leggeva il suo papà alla sera prima di addormentarsi, ma che credeva che queste storie non potessero mai realizzarsi nella realtà altrimenti,
pensava lei, "non sarebbero favole, no?"
Il suo nome era Camilla, aveva 10 anni e adorava andare in bicicletta, mangiare i gelati e guardare i cartoni alla tv.
E proprio quest'ultima passione, guardare i cartoni, era tra tutte quella che preferiva di più: quando il suo fratellino dormiva e quindi non c'era nessuno per giocare, si sdraiava sul suo divano preferito davanti alla tv e
tutto intorno non esisteva più niente, poteva cascare il mondo che lei non si sarebbe smossa da lì.

Quanto adorava quel divano!
Era un divano antico, rivestito in pelle di un bel colore rosso scuro, come non se ne facevano più, cimelio ereditato dai nonni che forse lo avevano a loro volta ereditato dai loro genitori e chissà che prima non fosse forse appartenuto a una nobile famiglia, tanto era bello, elegante e finemente lavorato.
Quando Camilla si sdraiava su quei cuscini morbidi si sentiva sprofondare in un caldo abbraccio che la cullava e la faceva viaggiare con la fantasia verso mondi lontani.
Era insomma diventato un amico fidato per lei, e godersi i cartoni in tv gustando un bel bicchiere
tiepido di latte al cioccolato era il momento più bello della giornata.
Su quel divano rosso Camilla svolgeva anche tante altre attività: ci giocava col fratellino, ci si appoggiava per fare la merenda con un bel panino con la Nutella, ci si sedeva a gambe incrociate per studiare storia e letteratura, ci si riposava e a volte ci si addormentava pure, insomma... ogni sua attività che facesse in casa, ruotava sempre intorno a quel divano sistemato nel bel mezzo del soggiorno.

Capitò che un giorno che faceva brutto tempo, ma brutto davvero con pioggia fitta e vento forte, uno di quei giorni in cui non vorresti mettere il naso fuori di casa neanche per tutto l'oro del mondo, Camilla finì presto tutti i compiti assegnati a scuola e, stranamente per lei, non le andò di passare il tempo libero a guardare i cartoni, ma preferì dedicarsi alla lettura di un vecchio libro che aveva ritrovato in soffitta in fondo ad un baule contenente vecchi oggetti del nonno: un libro con tante storie di fate, cavalieri, castelli, elfi, folletti, gnomi, draghi e orchi, il tutto impreziosito da bellissime illustrazioni.
Si sdraiò quindi sul suo divano preferito con la testa posata sul bracciolo e il libro sul petto, e iniziò a leggere la storia appassionandosi sempre più allo svolgimento della vicenda narrata e sprofondando mentalmente in quel mondo di fiaba popolato da tanti strani personaggi.
"Sono veramente strani i personaggi delle fiabe" pensò Camilla mentre continuava a leggere "ma sarebbe bello se esistessero anche nella realtà...".
Ma
le favole sono solo favole, lei sapeva bene che queste storie non avrebbero potuto mai realizzarsi nella realtà "altrimenti" pensava sempre lei "non sarebbero state favole, no?"
Leggeva e veniva coinvolta sempre di più dalla narrazione, tanto che la sua attenzione fu catturata in modo particolare da un curioso personaggio protagonista della storia: un povero gnomo deforme costretto a vivere, per colpa di un incantesimo di una fata cattiva, in un buco all'interno di una quercia secolare e che sopravviveva in quel buio e scomodo spazio grazie ad una bimba buona che gli portava quotidianamente da mangiare e da bere.
Questa bimba buona,
nel tempo libero, gli stava vicino per tenergli compagnia, gli parlava del mondo fuori dall'albero e gli raccontava favole e storielle per farlo stare un po' allegro e fargli pesare un po' meno la sua condizione di recluso all'interno dell'albero.

Camilla si fermò un istante, tolse gli occhi dal libro e pensò tra sé e sé che ciò che stava leggendo era veramente fantastico ma al tempo stesso assurdo; "è proprio vero" mormorò "che certe cose accadono solo nelle favole!"

Però la storia l'aveva affascinata e riprese, con profonda curiosità, a leggere le vicende di quella strana coppia di amici, provando un profondo senso di ammirazione nei confronti di quella bimba così buona, generosa e altruista; dentro di sé sentì il desiderio di somigliarle almeno un po'...
Presa dalla lettura non notò che il suo piede destro era sprofondato nella fessura tra la seduta e lo schienale: quella fessura che hanno tutti i divani e dove puntualmente finiscono per incastrarsi il telecomando della tv, i mattoncini delle costruzioni, i tappi dei pennarelli e sono rifugio naturale delle briciole dei panini e dei biscotti sgranocchiati guardando la televisione.
Camilla non sentì niente di strano nemmeno quando oltre al piede si infilò lentamente nella fessura anche la gamba fino al ginocchio e poi, piano piano piano, venne risucchiata fino alla coscia...
Sembrava assurdo, ma presa dalla lettura la bambina non sentì niente nemmeno quando fu il piede sinistro che iniziò a scivolare sempre in quella fessura tra i cuscini... poi il polpaccio, quindi il ginocchio, infine la coscia... in men che non si dica il divano l'aveva risucchiata al suo interno fino alla vita, e a quel punto qualcosa di strano Camilla iniziò a notarlo... a cominciare da una fastidiosa sensazione di fresco alle gambe...

Quando si rese conto di cosa le stava accadendo fu troppo tardi: con un ultimo violento risucchio, il divano se la inghiottì, e la bimba sparì così in fretta da non riuscire nemmeno a lanciare un grido di aiuto, lasciando sul cuscino il libro ancora aperto sull'ultima pagina letta.....
Lo spostamento d'aria provocato dal risucchio fece spaginare il libro fino a farlo rimanere aperto qualche pagina più avanti, dove si notava un'illustrazione che Camilla non aveva ancora visto: nel disegno erano raffigurati lo gnomo e la bambina, entrambi stretti prigionieri all'interno della quercia.



Faceva buio in quel posto, ma che posto era?
Ma era tutto vero?
Era davvero stata risucchiata dal divano?

No no... Camilla pensò che tutto ciò era assurdo, probabilmente stava sognando, era impossibile che si trovasse imprigionata all'interno del suo divano preferito!
Aveva la sensazione di trovarsi in una grotta fresca, umida, buia, e stava già iniziando a sentire i brividi di freddo quando vide, in lontananza, una debole luce tremolante.
Aveva una gran paura, ma cercava di rimanere comunque lucida e di riordinare le idee per trovare il modo di uscire da quella brutta situazione, mentre quella luce tremolante si faceva sempre meno debole e
sempre più terribilmente vicina.
Camilla scoprì che quel bagliore proveniva dalla fiamma di una torcia portata da un esserino molto piccolo, che non riusciva a distinguere bene ma che aveva un'aria
stranamente familiare...

Ma no, era impossibile!!
Non poteva credere a ciò che i suoi occhi vedevano:
lì, fermo in piedi davanti a lei, c'era ora uno gnomo simile a quello della storia che stava leggendo qualche momento prima, che la fissava con il suo unico occhio buono, stupito lui quanto lei di vedere un altro essere in carne ed ossa all'interno di quella grotta.
Camilla trovò il coraggio di dire alcune parole, seppur con tono tremolante:
"C-c-chi sei tu?" disse con un filo di voce.
Quell'essere arcigno e deforme le rispose con una voce da brivido, mettendole addosso ancora più paura di quanta non ne avesse già:
"Se qua c'è QUALCUNO che può fare domande, quello sono IOOO! Piuttosto, dimmi, chi sei TUUU?"
La bimba, intimorita dal tono della voce e dalle orribili sembianze di quell'essere
che ora aveva ripreso, a piccoli passi, ad avvicinarsi a lei, replicò alla richiesta dello gnomo:
"M-m-mi chiamo Camilla, e fino a pochi minuti fa ero sdraiata sul m-m-mio divano, poi all'improvviso mi sono sentita risucchiare e m-m-mi sono ritrovata in questo posto buio e freddo, e... ho tanta p-p-paura....." e rapidamente portò le manine sul viso per cercare di nascondere ai suoi occhi quella visione terribile.
Lo gnomo fece una strana espressione con la faccia, un misto di stupore e curiosità, e avvicinando la torcia al viso della bambina, si allungò sulla punta dei suoi tozzi piedi per guardarla bene da vicino.
La scrutò e la fiutò, la esaminò per benino, servendosi sempre della luce della torcia, ma Camilla era sempre più spaventata; per tranquillizzarla lo gnomo addolcì l'espressione del viso e le mormorò con voce calma e dal tono finalmente amichevole:
"Seguimi, bambina, ora ti porto in un posto un po' più accogliente..."
E così, percorrendo un breve corridoio buio, giunsero all'antro ove egli dimorava, si sedettero davanti ad un tiepido focherello ed iniziarono a parlare.
E parlarono, e parlarono, e parlarono...


Ora Camilla non aveva più paura di quell'essere deforme, che anzi si era rivelato molto gentile ed ospitale; lo gnomo le aveva anche offerto una ciotola di tè caldo e le aveva raccontato la sua storia.
Egli viveva in quella grotta ormai da tanti anni che ne aveva perso il conto; tutta
colpa di un incantesimo di una fata cattiva che lo aveva costretto a vivere, fino alla fine dei suoi giorni, all'interno di quell'antico divano.
Il poveretto era ridotto a nutrirsi solo delle briciole che si infilavano nella fessura tra i cuscini della seduta e dello schienale, proprio quella che aveva risucchiato Camilla, ed aveva organizzato la sua dimora
costruendo i mobili e gli oggetti utili per la vita quotidiana, raccogliendo quei pochi oggetti che da quella fessura si erano infilati e persi nel corso di tanti tanti anni.
Camilla, guardandosi un po' intorno nella stanza, vide illuminati dalla fioca luce del focolare tanti minuscoli
oggettini: matite, penne, tappi di plastica dei pennarelli, chiavi, tante monetine, piccoli giocattoli, sorprese degli ovetti di cioccolato, stuzzicadenti, cucchiaini, fiammiferi e accendini, mattoncini delle costruzioni, soldatini di plastica, pupazzetti di gomma, macchinine...
Tra queste ultime riconobbe l'automobilina rossa di metallo che il suo fratellino cercava da tanti giorni e che in famiglia davano ormai per irrimediabilmente persa.
Non poté resistere alla tentazione di afferrarla: fece un balzo dalla minuscola sedia dove si era accomodata e prese la macchinina in mano, felice di averla ritrovata dopo aver tanto cercato in giro per casa.
"Chissà quanto sarà felice il mio fratellino quando la rivedrà!!" esclamò contenta rivolgendosi al suo amico.
Lo gnomo cambiò espressione di colpo, si fece serio e triste, con il capo chino che dondolava sconsolato.
"Scusa tanto, ho detto qualcosa che ti ha ferito?" chiese Camilla dispiaciuta.
"No, cara bambina, non hai detto niente di male, è solo che... vedi, tu puoi uscire da questa grotta e ritornare dai tuoi genitori e dal tuo fratellino, alla tua vita allegra e spensierata là fuori... puoi tornare a vedere il sole, la natura... le stelle! Io invece..... io sarò costretto a rimanere dentro questo divano fatato, ancora per anni e anni... da solo, senza nessuno col quale scambiare due chiacchiere... sperando di trovare quelle poche bricioline di pane che mi permettano di tirare avanti, così come ho ormai
vissuto da tanti e tanti anni......."
Il povero gnomo tratteneva a stento le lacrime, e anche Camilla sentiva un pizzicore al naso e una lacrimuccia si fece strada sulle sue gote paffute.

Rimasero lì in silenzio alcuni istanti, immobili e con lo sguardo basso.
Poi Camilla si fece coraggio e ruppe il silenzio:
"Non piangere più, ti prego! Se sei d'accordo, rimarrò
in questa grotta con te a farti compagnia. Finché tu lo vorrai!"
Lo gnomo, stupito per le parole della bambina, alzò gli occhi e la fissò mentre sul suo viso, lentamente, un sorriso rubava il posto all'espressione triste.
"Queste parole dimostrano che sei molto generosa e buona, davvero lo faresti per me?"
"Lo farei! Eccome!!" esclamò Camilla con aria solenne!
Allora lo gnomo, prendendo le mani della bambina tra le sue, la guardò amorevolmente e le disse:
"Cara piccola Camilla, sei una bimba molto brava e ti ringrazio per il gesto di amicizia nei miei confronti, ma non voglio trattenerti troppo a lungo lontana da chi ti vuole bene. Ti farò ritornare nel mondo di sopra, nel TUO mondo. In cambio voglio solo che tu esaudisca un mio piccolo desiderio......" e le bisbigliò in un orecchio quale fosse la sua richiesta.

Stettero ancora un po' insieme, a gustarsi un'altra tazza di tè e a parlare, a parlare, a parlare... finché la stanchezza non prese il sopravvento e la piccola Camilla si addormentò lì sulla sedia.



"Camilla, sveglia! E' quasi ora di cena, vai in bagno a lavare la mani!"

La voce della mamma la svegliò, si alzò di scatto, si sedette sul divano e si guardò intorno, stralunata.
Dov'era? Non era più in quella grotta, non c'era più lo gnomo, ma... cos'era mai successo?
Si sentiva frastornata, cercava di ricordare quello che aveva vissuto poco prima...
Il libro che stava leggendo, il divano che l'aveva risucchiata, il buio, il suo amico gnomo, la grotta, la chiacchierata gustando il tè, la macchinina del fratellino... tutto sparito!

Arrivò alla conclusione che si era trattato solamente di un sogno, un fantastico stranissimo sogno.
"Già, dopotutto queste cose succedono solo nelle favole, altrimenti non sarebbero favole..." pensò mentre si alzava dal divano per raggiungere il bagno e lavarsi le mani per la cena.
Ma un rumore secco attirò la sua attenzione: si girò di scatto e vide che dal divano era caduto qualcosa...
Raccolse quell'oggetto, lo osservò per bene, ma...
ancora una volta non poteva credere ai suoi occhi!!
Le spuntò una lacrimuccia: le sue mani stringevano
l'automobilina rossa di metallo che aveva perso il suo fratellino!
Ma allora questo voleva dire... che il suo amico gnomo esisteva davvero, non era un sogno quello che aveva vissuto!!
Felice come non mai
si avvicinò alla fessura del divano e scrutò al suo interno nella speranza di vedere qualcosa o qualcuno, ma vide solo un buio pesto.
Però avvicinando l'orecchio sentì, seppur debolmente, qualcuno che fischiettava spensierato, forse per la prima volta nella sua vita!


Da quel giorno tante cose cambiarono nella vita di Camilla e anche in quella dello gnomo del divano.
Anche la mamma notò la bambina cambiata: quando stava sul divano non guardava quasi mai la televisione, ma leggeva ad alta voce storie fantastiche, libri di narrativa, riviste di attualità... e naturalmente lo gnomo, dall'altra parte del cuscino, stava in ascolto!
E poi faceva merenda due volte al giorno, e non con le solite merendine dolci che piacciono tanto ai bambini, ma chiedeva un po' di tutto: frutta, pane e prosciutto, ciambelle, pizza, verdure crude... tanto che la mamma si chiedeva dove mettesse tutta quella roba senza ingrassare!
Ma Camilla lo sapeva dove finiva gran parte di quel cibo: nella fessura del divano, era tutta per il suo amico gnomo, al quale non faceva mancare nemmeno quegli oggetti di uso quotidiano che lui stesso le richiedeva.
Era questo il desiderio che lo gnomo del divano le aveva sussurrato nell'orecchio prima di salutarsi: rimanere sempre amici e aiutarlo a vivere il mondo esterno anche senza poterlo vedere.

E poi... chi l'ha mai detto che certe cose possano accadere solo nelle favole?

martedì 2 gennaio 2007

Supereroi = Superproblemi

Panasonic Lumix DMC-FZ30 - 1/40 - F2.8 - ISO80
macro + flash


Su una spiaggia qualunque, all'alba di un giorno qualunque, due supereroi, casualmente, si incontrano...



"Ciao Spidy, come ti butta?"

"Bah, che ti devo dire... i soliti casini..."

"Non riesci a cavare un ragno dal buco, eh?"

"Sai, sto seguendo un caso che mi sta facendo impazzire e ultimamente me ne capitano di tutti i colori: omicidi enigmatici, tartarughe incazzate, alberi di Natale giganti, mostri incredibili, meglio non parlarne... e a te, caro il mio pipistrello, come va la vita?"

"Uhmm... lasciamo stare che è meglio. Piuttosto, come mai da queste parti?"

"Non riuscivo a dormire e così sono venuto qua ad aspettare l'alba seduto sulla riva, niente di speciale. Per caso anche tu soffri d'insonnia?"

"Io? Noooo, nessun problema di insonnia, anzi...
E' solo questa cazzo di divisa da pipistrello che mi frega, quando c'è buio proprio non riesco a chiudere occhio.
E poi, di giorno, mi addormento alla scrivania..."


Già... siamo fortunati noi comuni mortali a non avere di questi problemi......

lunedì 1 gennaio 2007

Spiderman Vs Godzilla!!

...e poi dicono che certe cose capitano solo nei fumetti!

Tutte a me devono capitare... d'accordo, sono un supereroe e di incontri strani ne faccio tanti, ma di andare a sbattere contro Godzilla proprio non me l'aspettavo!
E in piena New York!!
Già, dimenticavo che se una cosa strana deve accadere, accade nella Grande Mela, e non solo nei fumetti...
Spero davvero si tratti di un brutto sogno come quella volta che rimasi invischiato in quell'albero di Natale gigante, ma non ci conterei troppo vista la mia fortuna...

Panasonic Lumix DMC-FZ30 - 2,5 sec - F8.0 - ISO80
tripod + light painting

Accidenti, sembra proprio aver voglia di farsi uno spuntino con un bel ragnetto, 'sto mostriciattolo troppo cresciuto... e io che pensavo che i Godzilla mangiassero solo pesce!
Stringe proprio tanto, forse sarà meglio cercare di divincolarsi dalla sua presa e magari fasciare quella bocca con un bel po' di ragnatela, la vista di quei dentini aguzzi non mi mette poi troppa allegria addosso...
E' forte e anche parecchio svelto, ma non può competere con la mia agilità da ragno, è un gioco da ragazzi saltargli in groppa e iniziare questa specie di rodeo... peccato che non sarà tanto semplice domarlo.

Panasonic Lumix DMC-FZ30 - 2,5 sec - F8.0 - ISO80
tripod + light painting

Ecco, gli sono salito sulla schiena... e adesso?
Ragnetto ragnetto, non te ne va mai bene una, questo mostriciattolo rischia di diventare una bella scocciatura.

E anche stanotte Mary Jane starà in pensiero e forse mi aspetterà sveglia
(sempre che riesca a tornare...)

sabato 23 dicembre 2006

Christmas nightmare

...proprio non riesco a capire come abbia fatto a finirci dentro, ricordo solamente che stavo gironzolando tra un grattacielo e l'altro appeso alla mia ragnatela quando all'improvviso mi sono trovato invischiato in questa dannata specie di... albero di Natale gigantesco!


Panasonic Lumix DMC-FZ30
1/13
F2.8
ISO80
macro



Ma chi può aver creato un albero così grande? ...e queste palle enormi?
Viste le dimensioni non vorrei che tutto ciò fosse opera di Galactus, nel caso dovrei immediatamente avvisare Reed Richards e far intervenire i Fantastici 4 al completo!!
Maledetto albero, non riesco a divincolarmene via, i suoi filamenti luccicanti mi bloccano le articolazioni, e più faccio resistenza più mi avvolgono, diamine!
Mi sta stringendo il collo, faccio fatica a respirare, e poi queste dannate luci intermittenti scaldano da morire, se non riuscirò ad allontanarmi in fretta stasera avremo barbecue di ragno, e la cosa non mi va poi troppo a genio...

Forza ragnetto, usa tutta la forza che hai, DEVI staccarti da questo maledettissimo albero d
i Natale, devi scappare dal Natale...
via dal Natale......

devi scappare.......

viaaaaaa.............

Panasonic Lumix DMC-FZ30
1/13
F2.8
ISO80
macro


"Peter... Peteeer!!! Svegliati tesoro, è solo un brutto sogno!!"

...dove sono? Mi sento tutto sudato, l'albero di Natale non c'è più, e la voce che mi chiama è quella di... Mary Jane!!
Ma allora stavo sognando, era tutto un brutto incubo!

Già... l'incubo è passato, ma il Natale, quello vero, non ancora...
e ora che ci penso, a furia di andare a zonzo per cercare di risolvere l'
enigmatico delitto, mi sono dimenticato di comprare un regalo per Mary Jane....

Ragnetto, sei sempre il solito, non ne fai mai una giusta...

giovedì 21 dicembre 2006

anche i supereroi...

...hanno bisogno, ogni tanto, di riposarsi...

...e sì, mi ci vorrebbe proprio un po' di riposo, dopo l'ennesima nottataccia passata in bianco alla ricerca di qualche indizio sull'ormai
enigmatico delitto al molo 17 dello scalo merci, e come le notti precedenti non ho trovato nessun aiuto per scoprire l'identità del cadavere con la testa mozzata, né per scovare il movente né tantomeno il mandante del delitto.
I miei informatori non ne sanno niente, gli scagnozzi di Kingpin si chiamano fuori, non è il loro giro, quello... con la Mafia italiana e col clan dei cinesi è buio pesto.
Perfino il gruppo delle Ninja Turtles non ha nessuna novità in merito, a meno che non vogliano tenermi fuori di proposito dal momento che la Katana del XVII secolo è stata trafugata dal loro quartier generale...
O forse quel Leonardo ce l'avrà con me per avergli fatto saltare l'incontro col suo informatore, chissà...

Già, questa nottata non mi ha portato niente di buono.
In compenso sono riuscito a prendermi un bel po' di freddo, sicuramente da domani mi faranno compagnìa raffreddore, mal di testa e indolenzimenti vari, alla faccia dei miei superpoteri da ragno...


Panasonic Lumix DMC-FZ30 - 1/50 - F3.2 - ISO80
macro + flash


Ok, mi riposerò cinque minuti aspettando il sorgere del sole, magari mi verrà in mente qualche idea su che direzione prendere...
E poi... anche stanotte Mary Jane sarà stata in pensiero e forse mi avrà aspettato sveglia.

Torna a casa, ragnetto...

cercherai la soluzione a questo enigma un altro giorno.......

martedì 19 dicembre 2006

il tonno con il buco nella pancia

C'era una volta un tonno...

Qualche sera fa, cercando di addormentare i miei figli, ormai preso dal panico perchè sembrava che nemmeno il sonnifero da elefanti potesse avere un benché minimo effetto su quei diavoletti, iniziai ad incastrare mentalmente un po' di frasi a casaccio e venne fuori questa specie di favola.......


Dunque, dicevo... c'era una volta un tonno.
Era un tonno non troppo cresciuto e per questo tutti lo chiamavavo To(n)nino ;-)
Una mattina si svegliò, si stropicciò gli occhi con le pinne, si stiracchiò la coda, si lavò il viso (i pesci lavano il viso quando scendono dal letto? boh!) e, come tutte le mattine, si diresse verso la barriera corallina per fare colazione.
Tornò con la memoria per un attimo allo strano sogno fatto quella notte, ma non riuscendo a ricordarsi da subito tutti i dettagli, non gli diede peso e non ci pensò più.
"Ammazza che fame che ho stamattina, sento un buco allo stomaco..." pensò tra sé e sé mentre nuotava tranquillamente.
Che strana sensazione, oltre ad avere fame il suo stomaco faceva anche degli strani rumori, dei gorgoglii, come se fosse pieno d'acqua...
Il tonno si portò le pinne alla pancia per massaggiarla un po' e... "Omammatonnara! che fine ha fatto la mia pancia???" esclamò sbalordito!!
La pancia non c'era più, c'era solo un buco perfettamente rotondo che lo trapassava da parte a parte, da fianco a fianco, e contorcendosi riuscì a vederci attraverso!
Fece un urlo per lo spavento, non era possibile una cosa del genere, cosa gli era mai successo??
Tremava come una foglia, pensare di rivedere quel buco anche solo per un attimo lo terrorizzava e gli faceva accapponare tutte le squame, brrrrrrr....!!

Mentre tremava ebbe un lampo di memoria... il sogno!!!
Il sogno che fece quella notte, era stranissimo, ma... e se per qualche strana coincidenza non fosse stato tutto un sogno, ma fosse realmente accaduto e fosse lui a pensare di averlo solamente sognato?
Il cervello quasi gli friggeva mentre si sforzava di ricordare, ma infine riuscì a ricostruire ciò che aveva sognato (e forse realmente vissuto), dunque: ricordò il passaggio di una barca, lassù in alto, che mascherò per alcuni attimi i raggi della luna impedendogli di vedere bene all'intorno, poi sentì di essere finito in una rete insieme ad altri tonni, a quel punto si ritrovò sbatacchiato sopra un bancone di legno, si sentì afferrato da due mani forti e nodose, e vide un altro umano che dirigeva verso la sua pancia una cosa più o meno rotonda, forse un cilindro vuoto di metallo, subito dopo sentì un forte dolore al ventre, poi vide quello stesso cilindro che ritornava verso l'alto ma stavolta era pieno di... non vedeva bene, ma sembrava... carne di tonno... la sua carne!!!! e poi le mani che lo trattenevano lo lanciarono fuori dalla barca, si sentì in volo e poi l'impatto con l'acqua gli fece chiudere gli occhi, dopodiché solo un ricordo buio.....

"Mi hanno rubato la pancia!!" esclamò a quel punto "...aiuto, aiuto, mi hanno rubato la pancia!! aiutatemi!" iniziò a gridare in lungo e in largo.
Era disperato, ma lentamente la disperazione cedette il passo alla determinazione di riavere la sua pancia, ed iniziò a studiare un piano.

Quella sera il tonno non si addormentò, ma aspettò pazientemente di rivedere la barca della notte prima e allora, lesto lesto, si intrufolò nella rete portata a strascico e già bella piena di altri pesci che tentavano di sfuggire alla cattura.
Venne sbatacchiato come la sera prima su un bancone di legno, afferrato dalle stesse mani forti e nodose e sentì l'umano che diceva "Hei, questo ha un buco nella pancia, non c'è niente da mettere in scatola! Mettiamolo nella cassetta del pesce che andrà venduto in pescheria..." e così si ritrovò stretto stretto come una sardina immezzo ad altri pesci terrorizzati, ricoperto di ghiaccio, e al buio in un furgone in viaggio verso la pescheria all'ingrosso.
Forse si addormentò, anzi sicuramente dormì perchè quando rivide la luce era bello steso su un bancone del supermercato sotto ai fari, e con la gente che gli passava davanti, lo scrutavano e vedendolo senza pancia chiedevano di acquistare i pesci al suo fianco (era un controsenso, ma si sentì fortunato ad avere un buco nella pancia).
Zitto zitto, quatto quatto, approfittando di un momento senza umani nei paraggi, saltò giù dal bancone e iniziò a saltellare in giro per gli scaffali cercando la sua pancia.
Dove avrebbe mai potuto trovarla? Passò nel reparto casalinghi e non c'era, poi nel reparto detersivi ma anche lì non c'era, fece il giro nel reparto gelati, in quello della biancheria e dei formaggi e salumi, ma anche lì non c'era.
Era quasi in preda allo sconforto quando saltellò nel reparto sottaceti ed alimenti in scatola.
La sua attenzione venne attirata da delle colonne di metallo con strani disegni intorno, tipo... pesci! Sì, quelle erano sardine, e quei disegni su quei cilindri erano dei tonni, evviva!
Aveva trovato delle scatole rotonde uguali uguali a quella che le aveva rubato la pancia, e preso dall'euforia fece un salto e con la coda diede un colpo alla colonna di scatole che rotolarono a terra.
Ora si trattava solo di scegliere, in base al colore e al diametro... questa no, quest'altra nemmeno, questa... "Ecco, questa mi piace!" esclamò felice.
Posò la scatoletta a terra, le si accasciò sopra voltandosi di lato e quando si rialzò la scatoletta occupava perfettamente il buco nella pancia, gli calzava proprio a pennello, era luccicante e (diciamolo) lo faceva sembrare proprio un figurino!
Saltellando si diresse al reparto abbigliamento, dove stette un buon quarto d'ora in camerino a specchiarsi guardandosi da diverse prospettive.
Era soddisfatto, ma... ora il problema era come ritornare al mare.
E già, come poteva fare?
Pensa pensa pensa, vide un bimbo che si dirigeva verso lo scaffale dei giocattoli, lo udì conversare con la mamma e sentì che stava richiedendo un secchiello, una paletta e delle formine per giocare in spiaggia.
Ma sì! Con due saltelli fu sullo scaffale dei giochi, si nascose dentro un secchiello e poco dopo si ritrovò in viaggio verso la spiaggia insieme ad un bimbo felice quanto lui.



Che bello rivedere il mare!
Fece giusto quattro salti, un tuffo in acqua e pochi minuti dopo rivide la sua casa, stanco ma soddisfatto, con la sua bella pancia luccicante.
E quella notte dormì tranquillo perchè grazie al metallo che lo rendeva più pesante facendolo stare ben fermo sul fondo del mare, non correva più il rischi
o di finire nelle reti dei pescatori. :-)

Fonte foto: dalla rete.

Spiderman Vs. Ninja Turtle!

"E' proprio vero che andando a zonzo per i vicoli di New york si fanno degli strani incontri!"

E' questo il pensiero che mi passò per la mente, quella notte, mentre volteggiava appeso alla ragnatela tra un palazzo e l'altro.
C'era uno strano tipo laggiù in basso, seminascosto nella penombra in fondo a quel vicolo; era tozzo e verde, mascherato e con una curiosa corazza sulla schiena somigliante ad un carapace di tartaruga.
Erano quasi le 3 del mattino, cosa ci faceva
quell'essere a quell'ora e in quel posto?
Pensai che fosse meglio controllare da vicino, chissà mai che quel losco figuro non avesse a che fare con l'enigmatico delitto dello scalo merci di poche sere addietro, quando un corpo ancora senza un nome fu ritrovato con la testa mozzato di netto da una Katana del XVII secolo.
Quatto quatto mi appostai sopra un tetto ad osservare le mosse di quell'essere verde in quel vicolo buio.
Se ne stava immobile, seminascosto dall'ombra di una scala antincendio, come se stesse aspettando qualcuno o che succedesse qualcosa.
Un'automobile passò all'imbocco del vicolo e la luce riflessa dei fari provocò uno scintillìo improvviso sul sospetto, all'altezza del petto; fu un solo istante, ma a me bastò per capire che aveva addosso un'arma, un pugnale,
probabilmente, o forse una spada...
Mi sporsi un po' dal mio nascondiglio per vedere meglio, era tutto molto buio e confuso, quando i miei sensi di ragno si attivarono, e un formicolìo intenso mi avvertì che c'era qualcosa che non andava!
Maledizione, il sospetto era sparito!!
Impossibile, lo stavo tenendo d'occhio, che fine poteva aver fatto?
Come poteva volatilizzarsi una persona così all'improvviso a meno di avere il dono del teletrasporto o a meno di essere un......
"Ninja!"
Cribbio, era dietro di me!!

Girandomi di scatto trovai il suo brutto muso a un palmo dalla mia maschera, con un sarcastico ghigno di sfida stampato in faccia e,
brandendo alta la sciabola a coprire la pallida luna, ripeteva ad alta voce le mie ultime parole...
"Ninja... esatto!!"


Panasonic Lumix DMC-FZ30
1/4 sec.
F3.2
ISO80
minitripod + macro


La partenza del fendente fu un tutt'uno col mio scatto all'indietro, udii il rumore metallico della lama che colpiva il cornicione dove un attimo prima stavo appollaiato e mentre salvavo giù nel vicolo lo sentii seguirmi piroettando in aria, un solo fruscìo sommesso poi...
fu il silenzio assoluto.......
Di nuovo era diventato invisibile ai miei occhi, di nuovo era sparito.
Con circospezione mi guardai in giro sperando nell'aiuto del mio senso di ragno.
Quando sentii il solito formicolìo alla nuca, lui era già dietro me, sempre con quell'espressione burlesca, sempre con la sciabola pronta a colpire.


Panasonic Lumix DMC-FZ30
1/2 sec.
F3.2
ISO80
minitripod + macro


Era velocissimo, pur essendo così tozzo e sgraziato; parecchio veloce per assomigliare così tanto a una tartaruga... riuscii a schivare i suoi colpi solo grazie alla mia agilità di ragno, ma non mi riuscì di immobilizzarlo con la ragnatela, era davvero abilissimo a sfuggire ai miei lanci.
Fu solo grazie a un calcio inaspettato e ben assestato che riuscii a disarmarlo, e approfittando del suo temporaneo stupore gli saltai sulle spalle cercando di immobilizzarlo.
Oltre che agile era anche bello forzuto, ora era praticamente una lotta ad armi pari, ed eravamo quasi allo stallo.
"Chi sei e cosa ci fai qua a quest'ora?" gli urlai bloccandogli le braccia e stringendogli i polsi fin quasi a rompergli le ossa
"...cosa ne sai del decapitato senza nome? ...e della Katana? ...sei stato tu a tagliargli la testa? parla!!!"


Panasonic Lumix DMC-FZ30
1/3 sec.
F3.2
ISO80
minitripod + macro

"Caro ragnetto, mi sa che stavolta hai sbagliato persona... sto anch'io indagando su quel delitto... e ora, per favore, se tu lasciassi la presa dalle mie braccia, potrei dirti qualcosa in più... prima di essere costretto a farti male sul serio!"
Diavolo, sembrava sincero, il mio senso di ragno non avvertiva pericolo, e così mollai la presa...

"Il mio nome è Leonardo, sono una Tartaruga Ninja, e quell'antica Katana è stata rubata poche sere fa dal nostro quartier generale. Sto cercando di scoprire chi è il colpevole del furto e perchè se ne è poi andato in giro a tagliar teste alla gente. Non avrei molto piacere se di quell'omicidio ne venisse incolpato il mio gruppo..."
Ora sapevo tutto, e perchè se ne stava nascosto in quel vicolo:
era in attesa di un informatore ed io, involontariamente, gli avevo fatto saltare l'appuntamento, mannaggia!
Ed è andata bene che non mi abbia affettato in due..... me lo sarei quasi meritato!

Quindi
l'enigmatico delitto era ancora tale, quella notte non mi portò niente di buono.
In compenso ero riuscito a mettere i bastoni tra le ruote alla persona sbagliata, mancava ormai poco all'alba, il Daily Bugle aspettava delle foto che non avevo ancora fatto,
non dormivo da due giorni e...
Mary Jane sarà stata in pensiero e forse mi avrà aspettato sveglia.

Torna a casa, ragnetto...

cercherai la soluzione a questo enigma un altro giorno.......

venerdì 15 dicembre 2006

che fine ha fatto Babbo Natale?

...già, che fine avrà mai fatto Babbo Natale??
E' questa la domanda che in tanti si pongono.

Sony DSC-F717 - 1/80 - F2.1 - ISO100

C'è chi giura di averlo visto in spiaggia, la mattina presto, liberare le renne dalla slitta, lasciarle andare a pascolare tranquille per poi sedersi serenamente sulla riva ad ammirare il sole nascere dal mare, gustando soddisfatto, sorso dopo sorso, una bella bibita fresca.

Altri testimoni affermano, invece, di averlo visto spogliarsi dei suoi vestiti ingombranti, e dirigersi, nudo e felice, verso le onde, immergendosi allegramente poco a poco nell'acqua gelida fino a sparire dalla visione.
Non si hanno notizie certe sul suo riemergere dalle acque...

Panasonic Lumix DMC-FZ30 - 1/50 - F3.6 - ISO80


Che fine avrà mai fatto Babbo Natale?

Un alone di mistero avvolge l'intera vicenda, non ci resta che aspettare (con ansia) la notte di Natale.....